Gallura

Lu Furracu: uno stazzo gallurese unico dove si respira umanità

1 marzo 2017

Il capitale umano e la natura: la ricchezza dello stazzo Lu Furracu

Andrea ha grandi mani ruvide, laboriose, da muratore. Le mani di Andrea si muovono nell’aria seguendo il filo invisibile dei suoi racconti per dare forma alle parole, scandite con un’insolita cadenza romanesca. Quando Andrea parla ti procura uno strano effetto di sorpresa. Stenti a credere che quella pronuncia possa provenire dalla bocca di uno che, dai tratti somatici, ha tutta l’aria di essere sardo. Mi è bastato ascoltare la sua storia per scoprire che le sue radici sono qui, nel posto in cui lui, cresciuto oltremare, è voluto ritornare.

Marta ha i capelli corti e un’espressione serena, accogliente. Il suo accento ne tradisce le origini friulane anche se la sua anima ormai appartiene alla Sardegna. È qui che ha deciso di realizzare il suo progetto di vita all’insegna della sostenibilità, in armonia con la natura.

Alice è tutta occhi azzurri e magnifici sorrisi. E poi ci sono i tre figli piccoli di Andrea e Marta, appena rientrati da scuola, ma anche Gastone, un ragazzo argentino che da 6 mesi si è fermato a vivere da loro e Laura che invece proviene dal sud dell’Isola.

Stazzo Lu Furracu

Stazzo Lu Furracu

Ho voluto iniziare questo racconto partendo dalle persone che vivono nello Stazzo Lu Furracu di Bassacutena, in Gallura, perché la vita negli stazzi ha da sempre ruotato attorno al capitale umano facendo leva sull’importanza delle relazioni.

Gli abitanti di questo stazzo formano una sorta di famiglia allargata e ti fanno subito sentire a casa tra affettuose strette di mano e storie che sembrano appartenere a un passato lontano. La sensazione che si prova a stare lì è simile a quella che si sperimenta nello sfogliare un vecchio album di fotografie in bianco e nero, grazie alle quali viaggi con la fantasia.

L'esercito di galline a caccia di cibo

L’esercito di galline a caccia di cibo

Ho iniziato dalle persone ma ci tengo a precisare che loro non sono gli unici inquilini di questo piccolo mondo antico dove il tempo pare essersi fermato. Davanti alle casette in pietra, perfettamente recuperate secondo i canoni tradizionali, un piccolo esercito di galline curiose esplora ogni centimetro quadrato di terra, alla ricerca di qualche chicco di grano rimasto impigliato tra i fili d’erba. E poi c’è il bellissimo cane maremmano che ti fa le feste e si crogiola nel prato e infine lei, la mascotte dello stazzo: Pupa! Pupa è una pecora dolcissima che si crede un cane e in quanto tale si comporta. Ci manca solo che abbai, per il resto, al pari degli amici a quattro zampe, appena arrivano gli ospiti corre subito a fare le feste e a saltellare da una parte all’altra.

Pupa, la pecora che si crede un cane

Pupa, la pecora che si crede un cane

Però alt! Mi sovviene un dubbio: forse non tutti sanno cosa siano gli stazzi! Bene, nessun problema. Adesso ve lo dico 😆 

Lo stazzo e la cultura degli stazzi

Gli stazzi sono delle fattorie? No. O almeno non solo. Gli stazzi non sono solo elementi di carattere architettonico o geografico ma sistemi sociali caratterizzati da sinergie e rapporti umani. Non a caso si parla di “cultura degli stazzi” per indicare le relazioni che si creano tra gli abitanti di queste strutture che punteggiano le campagne galluresi.

Gli stazzi sono infatti insediamenti rurali particolari che in Sardegna si trovano solo in Gallura. Questi spazi sociali, al pari della parlata locale, sono tuttavia originari della Corsica.  È dalla vicina isola che nel corso del Settecento alcuni esuli importarono questo nuovo modus vivendi. La Gallura di allora si presentava come una grande sub regione in larga parte disabitata e questo sicuramente agevolò la diffusione capillare del sistema degli stazzi. Lo stesso termine stazzo ne tradisce la funzione derivando dal latino statio che significa stazione o luogo di sosta.

Lo stazzo Lu Furracu

Lo stazzo Lu Furracu

Con lo stazzo si indica sia l’azienda contadina sia l’abitazione del proprietario. Generalmente la struttura assume una conformazione rettangolare che raramente supera il piano terreno (in caso contrario acquisisce la denominazione di palazzu) ed è costituita prevalentemente da blocchi di granito grezzo. La copertura è solitamente un tetto a doppio spiovente mentre all’interno si possono distinguere diversi ambienti ammobiliati in maniera assai spartana e funzionale all’economia domestica. All’esterno si trovano il forno o altri piccoli magazzini unitamente a panche in pietra addossate alle pareti su cui sedersi per prendere il fresco.

Dall’insieme di più stazzi, dai quali hanno luogo vincoli anche molto stretti in termini di collaborazione e amicizia, nascono le cussoghie. Tra gli abitanti delle cussoghie si instauravano veri e propri rapporti di fratellanza e di aiuto reciproco identificati con il termine di manialia: se in uno stazzo si aveva bisogno di qualcosa, risorse o forza lavoro, tutti gli altri contribuivano in maniera equa a dargli una mano, certi di poter contare gli uni sugli altri in caso di necessità.

Lo stazzo Lu Furracu

Lo stazzo Lu Furracu

È nei dintorni di questi nuclei abitativi, espressione di una precisa cultura agricola e pastorale, che si svolgevano le attività quotidiane relative alla coltivazione dell’orto, della vigna e dell’allevamento degli animali. Gli stazzi rappresentavano quindi delle unità di autoproduzione in tutto e per tutto sostenibili. Qualsiasi cosa veniva prodotta per il consumo famigliare nel rispetto della natura e dei suoi cicli, in quantità che sicuramente non permettevano gli sprechi.

Lo stazzo Lu Furracu

Lo stazzo Lu Furracu

Oggi purtroppo molti stazzi sono stati abbandonati mentre altri sono stati oggetto di recupero e riconversione verso attività di carattere turistico. Lu Furracu è uno strepitoso esempio di recupero equo e sostenibile non solo dal punto di vista architettonico ma anche culturale.

Lu Furracu. Un piccolo mondo antico

Lu Furracu è uno stazzo recuperato di recente, dopo un periodo di abbandono iniziato negli anni Sessanta. Si trova nelle campagne di Bassacutena, vicino a Luogosanto, in una zona detta Camporotondo e in linea d’aria dista appena 10 km dalla bellissima spiaggia di Rena Majore di Aglientu.

Per poter eseguire i lavori di ristrutturazione nel pieno rispetto della tradizione locale, per quanto riguarda la ricerca degli stili e dei materiali da impiegare, Andrea e Marta hanno fatto il giro di tutti gli stazzi della zona per fotografarli e studiarli fin nei minimi dettagli in modo tale da poter riproporre soluzioni quanto più vicine alla realtà gallurese, salvaguardando le proporzioni degli spazi e il gusto estetico di chi li ha preceduti.

Ho visitato questo stazzo insieme a Telemaco Murgia della Mediterranea Adventure e ai ragazzi del corso di Laurea di Economia e Management del Turismo di Olbia e devo dire di esserne rimasto piacevolmente colpito. Per cui adesso lancio un messaggio nell’etere: tutti voi amanti del green, del biologico (quello vero) e del sostenibile (quello vero!) prendete appunti e non fatevi sfuggire questo bello stazzo gallurese immerso in un incantevole scenario naturale.

Lo stazzo Lu Furracu

Lo stazzo Lu Furracu

Già da fuori il posto è uno spettacolo. Sarei rimasto ore a guardare quell’armonia di architettura rurale e paesaggio mescolati perfettamente. E non oso immaginare che spettacolo ci sia lì la notte. Si dice che da Lu Furracu si possono ammirare certi cieli stellati che neanche nei migliori cinema.

Comunque, appena messo piede dentro casa la prima cosa che mi colpisce è la cura con cui anche gli interni sono stati recuperati, dai grossi muri irregolari agli infissi.

Dentro lo stazzo

Dentro lo stazzo

Attenzione: quando parlo di cura non mi riferisco al fatto che tutto sia al suo posto in maniera perfettina. No, anzi è proprio il contrario. È quella sensazione di apparente confusione e di imperfezione negli accostamenti che mi da’ il sapore di qualcosa di vissuto e per questo ancor più bello.

Dentro lo stazzo

Dentro lo stazzo

La cucina è avvolta dal profumo del lentisco che arde nel focolare e il mio occhio cade subito su quattro bellissimi azulejos accostati sopra il camino, accanto alla libreria. Marta mi conferma fiera di averli portati lei personalmente da un viaggio in Portogallo.

Azulejos sul camino

Azulejos sul camino

Eppure quelle non sono le uniche mattonelle che mi rapiscono. Non mi lascio infatti sfuggire i pavimenti caratterizzati dall’accostamento tra antiche mattonelle di fine Ottocento scampate fortunatamente a una demolizione e altre mattonelle in cotto grezzo. Per uno fissato con i selfeet come me una foto su quei pavimenti è d’obbligo oltre che l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con Gastone e Laura che conoscono il Barcelona Floor di Sebastian Erras. Non sto a dirvi che io ovviamente sono in un brodo di giuggiole quando prendi questi discorsi e per l’occasione conio un nuovo termine lo #stazzfeet 🙂

Selfeet a Lu Furracu

Selfeet a Lu Furracu

I pavimenti de Lu Furracu

I pavimenti de Lu Furracu

Mi piace l’idea che quel pavimento sia attraversato da persone provenienti da tutto il mondo e che ognuno porti dentro lo stazzo un poco della propria cultura. Comunque, dicevo, ero concentrato sul pavimento quando poi ho alzato gli occhi al cielo e con grande meraviglia ho scoperto il tetto fatto di grandi tavoloni in legno. Bello, bello!

Il tetto de Lu Furracu

Il tetto de Lu Furracu

Il pranzo lo consumiamo nella stanza attigua e anche quello è un momento magico. Siamo in una vera e propria community e così ci ritroviamo tutti attorno al tavolo a mangiare la buonissima pasta fatta in casa da Marta che gustiamo insieme ad altri prodotti del territorio a km, anzi a metro zero e a dell’ottimo vermentino di Gallura.

La cucina di Marta

La cucina di Marta

La pasta di Marta

La pasta di Marta

Niente televisione o pc. Solo persone, chiacchiere e risate. È bello prendersi del tempo e ricordarsi di essere umani e riscoprire il piacere di conversare e ridere di cuore.

Tutti intorno al tavolo

Tutti intorno al tavolo

Una volta finito il pranzo usciamo a fare due passi nella campagna per vedere gli alloggi degli ospiti.

Marta ci dice che la prima sera, appena arrivano, loro gli offrono la cena “per rompere il ghiaccio” e abbattere i muri della diffidenza. Ci dice anche che spesso gli ospiti arrivano con l’intenzione di andare al mare e dopo il terzo giorno del mare non ne vogliono più sentire perché stanno bene lì, nel loro stazzo e da lì non se ne vogliono più andare.

In quegli spazi all’aria aperta tutti si sentono liberi e a contatto con la natura. I bambini giocano tutti tra loro e anche se parlano lingue diverse si capiscono alla perfezione.

Lu Furracu

Lu Furracu

Andrea ci svela che quando li vede andare via gli piange il cuore: “quelli che vengono da noi non sono semplici viaggiatori ma persone speciali che lasciano un segno. Quando li vediamo partire, con la macchina piena di bagagli e scorgiamo le loro mani che ci fanno ciao ciao, io mi commuovo sempre. Per fortuna si ricordano di noi e ci scrivono delle bellissime lettere”.

Marta e Andrea

Marta e Andrea

Che dire, l’umanità non si può trascrivere ma solo assaporare. Lu Furracu è un posto in cui tutto ciò è possibile. Al prossimo jump 😉 

Notizie utili:

  • Lo Stazzo Su Furracu lo trovate su Airbnb cliccando qui
  • Se volete saperne di più sulla mia Gallura experience e su Luogosanto cliccate qui
  • Se siete in Gallura non dimenticate di fare un salto a Lu Brandali a Santa Teresa
  • Se volete approfondire il discorso su selfeet e il progetto di Sebastian Erras cliccate qui

Sitografia consultata:

http://www.visitcostasmeralda.it/ita/da-vedere/patrimonio-culturale-e-religioso/gli-stazzi.html

http://www.agriturismo-agrisole.com/gallura%20e%20stazzi.htm

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