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El Poble Espanyol (tradotto letteralmente significa il villaggio spagnolo) è un paese, o meglio un paese-museo a cielo aperto, composto da tante anime e stili architettonici diversi, incastonato ai piedi del Montjuic di Barcellona, che ogni anno attira migliaia di turisti da tutto il mondo
.
Come mai, vi starete chiedendo? Beh, a chi non piacerebbe visitare l’intera Spagna in un giorno? Passare nel corso di una mattinata dalle piazze della Galizia ai patii dell’Andalusia, dai monasteri della Catalogna alle abitazioni delle Asturie?
Io pensavo che tutto ciò fosse impossibile da compiere fino a quando non ho scoperto il Poble Espanyol su suggerimento di un amico e oggi scrivo questo articolo per consigliarvi di includerlo nel vostro itinerario, nel caso in cui decidiate di fare una capatina a Barcellona. Fidatevi, non rimarrete delusi!
poble espanyol barcellona
La storia del Poble Espanyol di Barcellona
El Poble Espanyol è un borgo di recente costruzione. Fu realizzato, su intuizione dell’architetto Josep Puig i Cadafalch, in occasione dell’EXPO del 1929, sotto la guida degli architetti Ramon Reventós e Francesc Folguera e degli artisti Xavier Nogués e Miquel Utrillo.
El Poble Espanyol di Barcellona
L’idea, al tempo assolutamente originale, fu quella di dare vita a un grande paese composto da rioni con specifiche caratteristiche architettoniche, ciascuno dei quali espressivo di determinate regioni della Spagna. Per conseguire questo ambizioso obiettivo i progettisti visitarono 1600 paesi spagnoli dai quali presero il meglio che poterono ammirare per riproporlo a Barcellona, con un assemblaggio armonioso di case e palazzi.
Poble Espanyol Barcellona
Inizialmente il paese museo era stato progettato per rimanere aperto solamente sei mesi ma, dato il successo riscosso, alla fine dell’EXPO si pensò di non demolirlo. E meno male, perché sarebbe stato un vero peccato perdere un simile concentrato di bellezza.
Com’è fatto il Poble Espanyol
El Poble Espanyol si estende su una superficie di 42.000 mq e ha la peculiarità di essere costituito dalla copia perfetta di edifici (alcuni a scala 1:1), piazze e strade tra le più caratteristiche che si possono trovare in diverse città e villaggi della Spagna.
I 117 palazzi del Poble Espanyol sono rappresentativi delle 15 comunità autonome spagnole. Passeggiare per le sue vie equivale ad immergersi in un’atmosfera antica e avvolgente, fatta di bianchi archi andalusi adornati di fiori, tratti del cammino di Santiago de Compostela e architetture romaniche. Il Poble Espanyol di Barcellona si suddivide in quattro zone: mediterraneo, nord, centro e sud.
Mappa del Poble Espanyol (Fonte: https://www.barcelona.com)
Tra le strutture che più di tutte mi hanno colpito c’è la Posada de las Ánimas, riproduzione dell’originale che si trova a Ronda, in Andalusia, nella provincia di Malaga. La Posada de las Ánimas fu costruita nel XVI secolo nel barrìo del Mercadillo. In questa locanda, che prende il nome da misteriose presenze che la abitavano (Ánimas del purgatorio), alloggiò perfino Miguel de Cervantes. Sulla facciata presenta, sopra l’arco e il balcone, lo scudo del Regno di Castiglia e una piccola madonna alloggiata dentro una finestrella barocca.
La posada de las animas
All’interno della copia presente nel Poble Espanyol si trova il museo di arte contemporanea Fran Daurel che espone opere di Picasso, Miró, Dalí e tanti altri e il cui ticket di ingresso è incluso nel prezzo del poble
Museo d’arte contemporanea Fran Daurel
Bellissima anche la torre de Utebo in stile mudejar, riproduzione dell’originale che si trova nella provincia di Saragozza, le tante chiese, gli scudi sulle facciate delle case dell’Estremadura, la plaza mayor, el ayutamiento, el monasterio romanico, la fontana da cui sgorga il vino rosso una volta all’anno. Insomma il Poble Espanyol è una vera esplosione di stili grazie ai quali conoscere un paese complesso e ricco di storia quale è la Spagna.
La torre de Utebo
Cosa fare al Poble Espanyol di Barcellona
Al poble espanyol non si va solo per i monumenti ma anche per mangiare prelibatezze da tutta la Spagna, godersi uno spettacolo di Flamenco al Tablao de Carmen, acquistare souvenir nelle diverse tiendas presenti lungo le vie o assistere alla lavorazione di prodotti artigianali nei laboratori.
El patio andaluz
Come visitare il Poble Espanyol
Per visitare il poble espanyol vi consiglio di munirvi di audioguida, fondamentale per capire tutte le sfaccettature e le anime di queste luogo. Insieme all’audioguida vi verrà fornita anche una mappa cartacea del sito, supporto indispensabile per orientarvi tra le varie piazze e vie del sito.
El patio andaluz
Sarà incredibile lasciarsi trasportare dalle musiche spagnole e dai profumi che aleggiano per le strade del Poble Espanyol in un clima fiabesco.
El Poble Espanyol di Barcellona
Per maggiori informazioni vi consiglio di andare sul sito ufficiale e di comprare sempre il ticket online perché vi consentirà di risparmiare qualche soldino.
El Poble Espanyol di Barcellona
Orari e prezzi del Poble Espanyol di Barcellona
Gli orari variano ma generalmente il sito è aperto dalle 9 del mattino fino alle 20 e in alcuni giorni anche fino a tarda notte. Mi raccomando andateci da presto per evitare la calca dei turisti e fatemi sapere se vi piace 🙂
El Poble Espanyol di Barcellona
Per quanto riguarda i prezzi, indicativamente sono i seguenti:
Prezzo del biglietto d’ingresso al Poble Espanyol :
Tra le isole canarie, Lanzarote è forse la più particolare e affascinante di tutte. La sua immagine si lega a doppio filo a quella di Cesar Manrique, carismatico ed ecclettico artista del posto, che qui ha lasciato una inestimabile eredità culturale
.
È grazie alla visione di questo straordinario genio del Novecento, non solo artista ma anche architetto, paesaggista e convinto ecologista, che oggi Lanzarote può presentarsi sul mercato internazionale delle destinazioni turistiche con una carta in più, quella della sostenibilità.
Se nelle altre isole dell’arcipelago il prodotto turistico predominante rimane il classico Sol y Playa, a Lanzarote puoi trovare molto ma molto altro oltre il mare.
Anzi io consiglio di andarci non tanto per fare il bagno ma quanto per l’unicità e la sconfinata bellezza dei suoi paesaggi, per ammirare le architetture locali, godersi attimi di puro relax, praticare sport all’aria aperta e toccare con mano cosa significhi esattamente fare turismo sostenibile (Lo sapevate che la Conferenza Mondiale sul Turismo Sostenibile si svolse proprio qui nel 1995 e culminò con l’adozione della Carta di Lanzarote?).
Museo del campesino
A Lanzarote c’è tanto da fare e da vedere, penso che per esplorarla a fondo una settimana non sia sufficiente. Se il tempo è poco bisogna necessariamente compiere delle scelte ma qualsiasi cosa decidiate di fare non potrete non imbattervi in almeno una delle opere di Cesar Manrique. Io vi propongo allora un itinerario alla scoperta dei luoghi più significativi forgiati dalla mano dell’artista, che potrete visitare anche in tappe dilazionate nel corso dei giorni. Prima di tutto però mi sembra utile spendere due parole per ricordare chi era Cesar Manrique.
Cesar Manrique un artista poliedrico e all’avanguardia
Cesar Manrique (1919-1992) era un artista poliedrico di Lanzarote. La sua creatività si esplicava principalmente attraverso la pittura, la scultura e l’architettura, secondo una visione straordinariamente attuale e contemporanea ispirata alla continua ricerca dell’armonia tra uomo e ambiente.
La piscina all’interno della Fundacion Manrique
Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di San Fernando a Madrid, da cui parte per esporre le sue opere in giro per il mondo, partecipa ad eventi di portata internazionale come la Biennale di Venezia o la Biennale ispano-americana dell’Avana e subisce il fascino dell’America.
Sono i primi anni Sessanta e Manrique si trasferisce a New York, al tempo vero e proprio ombelico del mondo sotto molteplici punti di vista. Qui entra in contatto con diversi artisti suoi contemporanei e con la vita frenetica della metropoli.
Gli stimoli sono tantissimi ma il richiamo dell’isola è più forte e nel 1966 fa definitivamente rientro a Lanzarote.
Murale nel giardino della Fundacion Manrique
È proprio a Lanzarote che Cesar Manrique realizza il suo progetto più grande, attraverso una vera e propria battaglia ecologista (pacifica si intende) per la difesa dell’isola dalla speculazione edilizia. Incoraggia le comunità locali e le amministrazioni pubbliche ad investire nel turismo, ma un turismo non di massa. La sua attenzione è infatti rivolta a nicchie di turisti che oggi potremmo definire in vario modo: responsabili, sostenibili, culturali, alternativi, ecc.
Nel 1978 è insignito del Premio Mondiale per l’Ecologia e Turismo e il suo pensiero appare ancora oggi rivoluzionario e controcorrente. L’impronta di Cesar Manrique è ovunque, la ritroviamo nelle sculture del vento posizionate nelle tantissime rotonde di Lanzarote, los juguetes del viento, nei loghi da lui stesso disegnati per diverse aziende, nell’armonia delle case bianche e basse dei villaggi che punteggiano la terra nera come stelle luminose, nei siti dismessi riconvertiti in attrattive turistiche e culturali.
Dopo la sua morte, avvenuta in un incidente stradale nel 1992, la sua opera continua ad essere valorizzata grazie all’attività della Fundacion Cesar Manrique.
Il panorama dalla Fundacion Manrique
Itinerario nei luoghi di Cesar Manrique
Le tappe che vi propongo per questo itinerario sono 8. Cliccando su ciascuna di esse potete andare direttamente alla descrizione e alle fotografie mentre dalla mappa digitalizzata presente alla fine dell’articolo potrete accedere ai link dei diversi siti e strutture.
Ingresso Fundacion Manrique con uno dei suoi Juguetes del viento in primo piano
La Fundacion Cesar Manrique fu fatta realizzare dall’artista a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. È ospitata a Tahìche nella residenza scelta dopo il rientro dall’America.
Visitarla si rivelerà un’esperienza unica e dal forte impatto. La casa, infatti, è immersa in una colata lavica originatasi in seguito alle storiche eruzioni che colpirono Lanzarote tra il 1730 e il 1736. La struttura si estende per 3.000 mq su una proprietà di 30.000 mq.
Giardino Fundacion Manrique
Qua il dialogo tra architettura e natura trova la sua massima espressione fino ad arrivare quasi alla fusione, almeno visiva. Al piano superiore lo spazio è tutto per le grandi vetrate, le luci zenitali, le ampie vedute.
Dentro los Jameos della Fundacion Manrique
Giardino Fundacion Manrique
È al piano inferiore però che si resta a bocca spalancata: cinque bolle vulcaniche naturali comunicanti tramite tunnel scavati nella lava sono adibite a spazi abitativi adornati con sapiente gusto. Immancabile la piscina, elemento ricorrente nelle strutture progettate da Manrique. Fantastico anche il grande murale colorato che si trova nel giardino, meta sempre più affermata per selfiesti professionisti
Casa museo di Cesar Manrique
Casa museo Cesar Manrique
Ad Haria, il paese delle mille palme, si trova la casa in cui Cesar Manrique trascorse gli ultimi anni della sua vita. L’artista, che amava questo villaggio, acquistò una vecchia masseria e la ristrutturò, nel rispetto delle tecniche costruttive locali, trasformandola in abitazione.
Ha aperto al pubblico dal 2013 come casa museo e la sua bellezza è indescrivibile.
Casa museo di Cesar Manrique
All’interno potrete ammirare gli spazi progettati da Manrique e arredati con sapiente gusto. È un vero peccato che dentro sia vietato scattare fotografie (cosa che non capirò mai) ma vi consiglio di farci un salto perché veramente ne vale la pena. Inoltre sia nella casa-museo che nella fundacion Manrique potrete usufruire di una guida digitalizzata da scaricare tramite applicazione sullo smartphone. Per questo è consigliato l’utilizzo di auricolari per non disturbare gli altri ospiti. Ah dimenticavo, nella casa museo di Haria si trova lo studio dell’artista, così come lui l’aveva lasciato, con le sue pitture, gli strumenti da lavoro e l’immancabile tuta blu.
Monumento al campesino
Nel territorio di San Bartolomé si trova una bellissima struttura bianca la cui architettura è ispirata alle costruzioni tipiche di Lanzarote. È il monumento al campesino, un vero e proprio museo non convenzionale con cui Manrique ha voluto rendere omaggio alla figura dell’agricoltore, il campesino per l’appunto.
Monumento al campesino
Dista appena 15 minuti dalla capitale Arrecife e appena arrivati sul posto l’attenzione è subito catturata dal Monumento alla Fecondità, alto, bianco, imponente. Il museo, concepito come un villaggio rurale, ospita al suo interno il Mercado Autóctono Sostenible, ovvero una serie di attività artigianali alloggiate nelle diverse casette disposte a cerchio nel grande patio.
Mercado autonomo sostenible
Qui si possono fare le cosiddette experiencias, laboratori in cui cimentarsi alle prese con la ceramica, con la preparazione del mojo (una salsa agliata che accompagna molte pietanze locali), con la tessitura, con la lavorazione del cuoio, ecc.
Ceramiche al mercado autonomo sostenible
Ingredienti per il mojo
Io mi sono divertito a realizzare un piatto in ceramica secondo l’antica tradizione preispanica.
Indovinate, invece, cosa c’è sotto il villaggio? Una grotta vulcanica sotterranea in passato utilizzata per l’estrazione della pietra che oggi ospita un bellissimo ristorante.
P.s. se volete un consiglio, andate al bar-ristorante del Museo del campesino e ordinate il queso frito con marmellata di cactus. Vi leccherete anche i baffi!
Jameos del agua
Una visita a los Jameos del agua è imperdibile. Qui potrete davvero apprezzare quanto la mano dell’uomo può realizzare grandi cose nel rispetto totale dell’ambiente, valorizzandolo ed esaltandolo. Ma cosa sono i Jameos? Sono grotte vulcaniche risalenti a 3000-4500 anni fa, formatesi in seguito all’eruzione vulcanica del Monte de la Corona. Con il tempo il tetto di queste “bolle” è crollato dando vita ai Jameos, per l’appunto. Nei Jameos del agua sono presenti dei laghi in cui vivono ospiti illustri e singolari: i granchi albini che, con il riflesso della luce, brillano.
Cesar Manrique ha realizzato nei Jameos del Agua un bellissimo ristorante che pare sorgere dalle rocce stesse, un giardino botanico, una piscina spettacolare e l’auditorium che solo a metterci il piede dentro viene la pelle d’oca. Io ho anche cenato all’interno de los Jameos del agua in occasione della manifestazione Noche de Jameos e dunque ho ammirato questo posto unico, in notturna, cullato da bellissime melodie.
Cueva de los verdes
Questo è un altro posto sensazionale dove l’impronta di Manrique è evidente. Si tratta di una grande grotta detta de Los Verdes non in quanto verde ma semplicemente perché i vecchi proprietari, dei contadini, facevano Verdes di cognome.
Cueva de los verdes
Cueva de los verdes
Si può percorrere per quasi un km ma solo con guida e si entra a gruppi di cinquanta. Lo spettacolo di rocce, luci e ombre all’interno è spettacolare così come la presenza dell’auditorium che lascia stupefatti … e in più c’è anche una sorpresa ma non ve la svelo, sennò vi rovino la visita.
Cueva de los verdes
Mirador del rio
Mirador del rio
La parola mirador mi ha sempre incantato. Sarà perché anche in sardo guardare si dice mirare. Infatti il mirador è un belvedere, un posto da cui ammirare il panorama. E il mirador del rio? Un belvedere dal quale ammirare … un fiume? Nooo. Niente affatto. A dispetto del nome, non c’è nessun rio che possa essere visto da lassù.
Mirador del rio
Mirador del rio
In compenso lo sguardo si allarga e si proietta sulla piccola isola della Graciosa, proprio davanti a Lanzarote, che può essere raggiunta con battello che parte dal paese di Orzola. Panorama a parte, che può essere goduto anche dal ristorante progettato da Manrique grazie alle gigantesche vetrate, tutta la struttura incanta per le forme, i colori e gli arredi.
Mirador del rio
Il ristorante el Diablo sul Timanfaya
Cesar Manrique è arrivato anche sulla cima del vulcano più famoso, il Timanfaya! Siccome sono certo che una visita alla scoperta de Las Montanas del fuego la farete, vi segnalo che lassù si trova un bar-ristorante progettato dall’artista dove si può mangiare, nientepopodimeno che, la carne arrostita con il calore del vulcano. Un’esperienza sicuramente da compiere!!!
Jardin de cactus
Credo sia il sogno di tutti i pollici verdi (ma anche di chi come me è negatissimo con le piante) poter passeggiare tra 1.400 piante di cactus, appartenenti a 450 specie e a 13 famiglie diverse presenti nei cinque continenti. No, non è un sogno, è il jardin de cactus, l’ultimo intervento di Cesar Manrique a Lanzarote. Pensate che prima di un giardino questa era una cava da cui si estraevano ceneri vulcaniche. Successivamente fu realizzato un mulino a vento per la macina del mais che oggi viene utilizzato solo per fini didattici ed è sicuramente scenografico.
Il Jardin de cactus è un esempio perfetto di riconversione di un sito industriale dismesso per altre finalità, in questo caso turistiche, nel pieno rispetto della natura e del paesaggio circostante.
Con la presenza di 89 Paesi e di 79 artisti provenienti da tutto il mondo, ha inaugurato l’11 maggio, ed è visitabile fino al 24 novembre, la Biennale d’Arte di Venezia 2019, quest’anno curata da Ralph Rugoff (il direttore della Hayward Gallery di Londra, per intenderci!), il quale, per la 58ima edizione, ha scelto un titolo sicuramente accattivante: May You Live In Interesting Times.
Un titolo che, per l’appunto, tradotto significa “Potresti vivere in tempi interessanti” e che deriva da un’antica maledizione cinese con cui si era soliti augurare al nemico di vivere in tempi incerti, tumultuosi e di crisi. In una parola sola, Interessanti, proprio come quelli che attualmente stiamo sperimentando!
Biennale Arte 2019 – Arsenale
Biennale Arte 2019 – Arsenale
Il curatore ha voluto così lanciare agli artisti un invito aperto, affinché con i loro lavori potessero riflettere (e far riflettere il pubblico) sui tanti temi che agitano la società contemporanea.
Ecco che protagoniste indiscusse dei vari padiglioni, sia all’Arsenale che ai Giardini, sono le questioni che attanagliano in maniera pressante l’umanità: dai cambiamenti climatici alle migrazioni, dalle disuguaglianze sociali al razzismo, dai paradossi alla violenza delle dittature.
Padiglione dell’Olanda
Biennale Arte 2019 – Arsenale
La mostra internazionale curata da Rugoff, molto apprezzata dalla critica e dal pubblico, si suddivide in due parti: Proposizione A nell’arsenale e Proposizione B nel padiglione centrale dei Giardini.
Le opere esposte sono monumentali, di impatto, capaci di suscitare dialoghi con gli spettatori, di porre domande e fornire originali spunti di riflessione.
È un viaggio esperienziale intorno e dentro al mondo questa Biennale, alla ricerca di significati, risposte (e non è detto che sempre si trovino), che mette a nudo le nostre più intime fragilità, in primis come individui ma anche come comunità di persone, ovvero aggregazioni strutturate di soggetti che, purtroppo, molto spesso agiscono in forma isolata.
Biennale arte 2019
Biennale Arte 2019 – Arsenale
I padiglioni nazionali della Biennale d’Arte 2019 di Venezia
Reti tecnologiche, relazioni umane, problematiche ambientali, incubi e tormenti della società contemporanea come muri, barriere, questioni etniche e religiose occupano e scandiscono gli spazi della Biennale d’Arte 2019 firmata da Rugoff.
La sua mostra merita sicuramente di essere vista ed è senza ombra di dubbio superlativa, così come molti padiglioni nazionali. Alcuni, c’è da ammetterlo, con colpiscono, né per forma né per sostanza, a partire dal padiglione Italia, curato da Milovan Farronato e intitolato “Né altra, né questa”. Mi aspettavo di più anche da altri paesi, come ad esempio Spagna, Germania, Korea, Cina, USA (bellissimo all’esterno ma più debole dentro) o Gran Bretagna, mentre sono rimasto piacevolmente rapito da padiglioni che non immaginavo potessero essere tanto interessanti!
Ecco dunque la mia personale classifica dei 5 padiglioni che dovete assolutamente vedere se visitate la Biennale d’Arte 2019!
Ingresso al padiglione USA – Giardini
5 padiglioni da vedere alla Biennale d’Arte 2019!
1) Il Padiglione della Lituania
È il vincitore del Leone d’oro della 58ima edizione della Biennale e, vi garantisco, che mai vittoria fu più meritata. Il padiglione, ospitato nell’edificio della marina militare e a poche centinaia di metri dall’Arsenale, si intitola Sun and Sea e consiste in una performance canora, quasi una piece teatrale, animata da 20 attori e 20 comparse.
Lo scenario riprodotto è quello di una spiaggia sulla quale i performers si esibiscono intonando melodie e comportandosi come se stessero realmente prendendo il sole, del tutto noncuranti del pubblico che li scruta dall’alto, proprio come si osservano le cavie da laboratorio. Assolutamente sorprendente ed emozionante!
Padiglione della Lituania – Sun and Sea
Padiglione della Lituania – Sun and Sea
Padiglione della Lituania – Sun and Sea
Padiglione della Lituania – Sun and Sea
2) Il Padiglione del Belgio
Il titolo del padiglione del Belgio, allestito ai Giardini, è Mondo Cane e vorrebbe rispecchiare la condizione umana, con le sue inquietudini e sfaccettature, spesso contrapposte in maniera paradossale. La mostra si compone di svariate marionette automatizzate di grandi dimensioni impegnate in diverse scene del quotidiano e che sembrano rimandare a un’altra epoca. Molte vestono i panni degli artigiani di una volta, dal calzolaio all’arrotino ma non manca il cuoco o la massaia. È un mondo utopico, quasi nostalgico e rassicurante, minacciato dalla presenza di strane figure come psicopatici, zombi ed emarginati che, seppur condividendo lo stesso spazio, sembrano ignorarsi tra di loro. La visita al Padiglione ricorda un po’ i tuor turistici che si compivano un tempo nelle città storiche della vecchia Europa.
Padiglione del Belgio
Padiglione del Belgio
3) Padiglione della Francia
Allestito ai Giardini, si intitola Deep See Blue Surrounding You e si presenta come un padiglione “liquido” che riflette su grandi temi esistenziali: chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare. Rivela un progetto di evasione verso un altrove ideale e sfida la rappresentazione di un mondo globalizzato e fluido in cui realtà condivise si mescolano. Il film proiettato propone una traversata della Francia a cavallo , compiuta da personaggi di età ed estrazione diverse, ognuno con specifiche abilità e caratteristiche.
Interessante il fatto che l’ingresso sia nella parte posteriore e l’uscita passi attraverso delle stanze buie, quasi a voler sovvertire un ordine prestabilito.
Padiglione della Francia
Padiglione della Francia
4) Padiglione dell’Austria
Il padiglione dell’Austria, parafrasando la celebre massima Cogito ergo sum, si intitola Discordo ergo sum e consiste in un’installazione site-specific dal forte impatto scenografico. Al suo ingresso capeggia la scritta Amo ergo sum a cui corrisponde un’installazione tentacolare di rose-coltelli allestita nel cortile interno. È forse uno dei padiglioni più fotografati di questa Biennale d’Arte 2019.
Padiglione dell’Austria
Padiglione dell’Austria
5) Padiglione dell’India
Il padiglione dell’India si intitola Our time for a future caring e si trova all’Arsenale. Ripercorre, attraverso diverse forme artistiche, il ricordo indelebile di Gandhi, i suoi princìpi filosofici e le numerose sfaccettature della sua personalità che ancora oggi ispirano, provocano e sfidano pubblico, intellettuali e artisti. Il padiglione invita a prestare attenzione e prospetta una speranza di futuro condiviso, unendo opere che si concentrano su un momento storico particolare, legato direttamente a Gandhi o associato alla sua figura, o che immaginano incontri fittizi che rimandano a riflessioni critiche contemporanee, offrendo la possibilità di avviare una nuova ricerca sui concetti di azione e libertà.
Biennale Arte 2019 – Giardini
Biennale Arte 2019 – Arsenale
Biennale Arte 2019 – Arsenale
Biennale d’Arte 2019 – Giardini
Come visitare la Biennale e organizzare il soggiorno a Venezia?
Sul sito internet della Biennale di Venezia trovate tutte le informazioni relative all’evento con le date, le descrizioni e le immagini utili ma se state pianificando un’esperienza a 360 gradi, per godervi Venezia al meglio senza pensieri, io vi consiglio di consultare il sito www.veneziaunica.it dove, oltre a trovare numerose informazioni su eventi e luoghi da visitare (anche insoliti) potrete costruire il vostro city pass, includendo la soluzione trasporti più adatta alle vostre esigenze, l’ingresso ad alcuni musei e altri servizi. Cliccate sul banner qui sotto per scoprire di più 🙂
Biennale Arte 2019 May You Live In Interesting Times 11 maggio > 24 novembre 2019 chiuso lunedì (escluso 13 maggio, 2 settembre, 18 novembre)
Giardini: orario 10 – 18 Arsenale: orario 10 – 18 Arsenale: venerdì e sabato, fino al 5 ottobre, chiusura ore 20
Di recente sono stato in Sicilia e, per la prima volta, ho visitato “la città nera” per antonomasia: Catania. Tale appellativo si deve alla predominante roccia vulcanica utilizzata nelle sue architetture. A dirla tutta, non avevo mai pensato a Catania per un giretto turistico e, forse anche per questo, sono rimasto ancor più colpito.
Nonostante avessi pochissimo tempo a disposizione sono fortunatamente riuscito a visitare le principali attrazioni turistiche e culturali, in quanto concentrate tutte nel centro storico.
Vi starete dunque domandando se sia possibile visitare Catania in un giorno!? La risposta è sì ma a patto di ritornarci con più calma per dedicarle il tempo che effettivamente merita.
Se anche voi avete le ore contate ma non intendete rinunciare a un breve e intenso tour catanese, vi assicuro che questo articolo fa per voi! Come on 🙂
Anfiteatro romano di Catania
Come arrivare a Catania
Catania è facilmente raggiungibile da numerose località, dall’Italia e dall’estero, grazie all’aeroportoVincenzo Bellini che dista solo una decina di km dal centro, dove si può arrivare in vari modi: in taxi, con il bus o con un auto a noleggio.
Io vi consiglio l’Alibus che effettua corse giornaliere a cadenza di 25 minuti, dalle 4 del mattino a mezzanotte. La durata della corsa è di circa 20 minuti, il biglietto costa 4 euro e si può fare direttamente sul mezzo. Su questo link trovate tutte le informazioni.
Se invece propendete per un taxi mettete in conto di spendere dai 30 ai 50 euro. È una soluzione certamente comoda e ancor più conveniente se viaggiate in 3-4 persone.
Scorci di Catania
Prime impressioni su Catania
Distesa ai piedi del maestoso monte Etna che, con i suoi 3326 metri sul livello del mare è tra i vulcani più alti d’Europa, Catania declivia dolcemente verso il mare Ionico.
Catania e l’Etna sullo sfondo
Pupi appesi ai muri, arancini come se piovesse, cannoli e cassate ad ogni angolo, riccioli barocchi che emergono dai palazzi scuri, vestigia archeologiche affacciate su strade spaziose e lunghissime mi fanno subito capire che Catania è un concentrato di storia, profumi, suoni e giochi di luce capaci di accompagnare e incantare il turista lungo tutto il percorso di visita.
I pupi esposti nelle strade di Catania
Mentre percorro la lunga via Etnea, che per quasi 3 km taglia la città, mi faccio rapire e avvolgere dalle atmosfere esotiche, quasi africane, che Catania mi regala.
Mi sento preso per mano, come inghiottito in una dimensione nuova, inaspettata e sorprendente.
Per cogliere l’essenza di Catania occorre infatti tuffarsi a capofitto nella sua multisfaccettata anima.
Catania è una città da guardare, annusare, assaporare, ascoltare.
Scorci di Catania
Catania … un po’ di storia
Con alle spalle una storia millenaria, Catania rappresenta una delle principali culle della cultura siciliana.
La sua fondazione risale al 729 a.C. ad opera di alcuni coloni dell’antica Grecia, provenienti dalla vicina Naxos.
Il suo nome potrebbe derivare dal siculo Katane che significa “grattuggia”, a causa dell’asperità del territorio, o dal latino Catinum per via della conformazione a conca in cui si trova, determinata dall’alternarsi delle colline circostanti.
Successivamente colonizzata dai romani, custodisce ancora oggi diverse testimonianze della loro presenza tra cui l’anfiteatro e il teatro.
Sotto il dominio aragonese diventa capitale del Regno di Sicilia e dal 1434 ospita la più antica Università dell’Isola.
L’Università di Catania
Risorta dalle sue stesse ceneri dopo il terribile terremoto e l’eruzione vulcanica di fine Seicento, si caratterizza per una ricchezza architettonica che alterna e fonde i resti dell’antichità con palazzi nobiliari, bellissime chiese e i fregi del barocco.
Un mascherone a Catania
Nonostante la città sia piuttosto estesa e conti una popolazione di 700.000 abitanti, si può tranquillamente visitare in un giorno perché le principali attrattive culturali e turistiche si concentrano nel centro storico che, per chi non lo sapesse, è Patrimonio dell’Unesco.
Catania on the road
Curiosi di sapere cosa vedere a Catania in giorno? Seguitemi 😆
Cosa vedere a Catania in un giorno. Il mio itinerario
Il mio itinerario alla scoperta di Catania si dispiega attraverso 11 tappe, parte da Villa Bellini, prosegue lungo la Via Etnea fino alla Cattedrale di Sant’Agata, fa sosta al mercato della pescheria per una bella rifocillata e culmina al Monastero dei Benedettini.
Itinerario per vedere Catania in un giorno
1) Villa Bellini
2) Anfiteatro romano
3) La Collegiata
4) Piazza Università
5) La fontana dell’Elefante
6) Cattedrale di Sant’Agata
7) Porta Uzeda
8) Parco
9) Mercato del pesce
10) Castello Ursino
11) Monastero dei Benedettini
1) Villa Bellini
Villa Bellini, un vero e proprio polmone verde nel centro di Catania, è estesa per oltre 70 mila mq.
Una passeggiata in questo bellissimo giardino è a dir poco terapeutica, grazie a una vera e propria immersione tra fontane, zampilli, fiori, siepi e alberi secolari.
Villa Bellini Catania
Fatta costruire sul finire del Settecento dal Principe Ignazio Paternò Castello, nel 1854 fu acquistata dal Comune di Catania.
Villa Bellini Catania
Villa Bellini Catania
Impossibile non soffermarsi tra i busti che segnano il Viale degli Uomini Illustri o non fare due scatti all’insegna del green style.
Villa Bellini Catania
L’ingresso principale a Villa Bellini è in Via Etnea ed è caratterizzato da una maestosa scalinata.
2) Anfiteatro romano
L’Anfiteatro romano di Catania, che si trova in Piazza Stesicoro, è stato presumibilmente edificato nel II secolo d. C.
Come attestano alcuni storici, l’anfiteatro cadde in disuso già a partire dal VI secolo d. C. e le sue pietre furono perfino utilizzate come materiale da costruzione per chiese e case.
Una curiosità che in pochi conoscono: l’anfiteatro romano, per dimensioni, è secondo solo al Colosseo e presenta una circonferenza esterna di quasi 300 metri.
Anfiteatro romano di Catania
3) La Collegiata
Intitolata a Santa Maria Santissima dell’Elemosina, la Basilica della Collegiata è una delle chiese più antiche di Catania. L’impianto originario, datato ai primi secoli d.C., si sovrappose a un precedente tempio pagano dedicato a Proserpina.
Negli anni 1396 e 1446 accolse un collegio di canonici per volere del Papa Eugenio VI, da cui deriva l’attuale nome di Collegiata.
L’ingresso principale è sulla via Etnea e la facciata, ricostruita nel 1700 dopo la distruzione del terremoto, è in stile tardo barocco catanese.
Nei suoi pressi, proprio di fronte, ho scoperto una inaspettata pink street che con la mente mi ha riportato subito a Lisbona .
Basilica della Collegiata Catania
La pink street ti Catania a pochi passi dalla Collegiata
4) Piazza Università
Proseguendo lungo la via Etnea si incontra la caratteristica piazza dell’Università. Il nome sé dovuto alla presenza del palazzo dell’Università, noto anche come palazzo del Siculorum Gymnasium.
Presenta ai suoi angoli quattro lampioni in bronzo che raffigurano alcuni personaggi delle storie popolari catanesi.
La pavimentazione è costruita interamente con pietra lavica e al centro della piazza è incastonato lo stemma di Catania.
Piazza dell’Università Catania
Piazza dell’Università Catania
5) La fontana dell’Elefante
Subito dopo piazza dell’Università si arriva in Piazza duomo. Qua si trova la famosissima fontana dell’Elefante conosciuta anche come la fontana del Liotru. Fu realizzata nel 1757 dall’architetto Gianbattista Vaccarini, ispirato all’Elefante della Minerva del Bernini (quella di Roma).
Il centro di Catania
L’Elefante, che è anche il simbolo di Catania, regge sulla schiena un obelisco egittizzante. Sicuramente un monumento che non passa inosservato 😀
La Fontana dell’Elefante
La Fontana dell’Elefante
6) La Cattedrale di Sant’Agata
La Cattedrale di Sant’Agata è dedicata alla “Santuzza” che protegge la città e a cui i catanesi sono molto devoti, come dimostrano gli sfarzosi festeggiamenti in suo onore che ogni anno si svolgono il 5 febbraio.
Cattedrale di Sant’Agata Catania
Fu fatta costruire in epoca normanna, tra il 1078 e il 1093, sui resti di un edificio romano le cui rovine sono ancora visitabili nei sotterranei.
Cattedrale di Sant’Agata Catania
La pietra utilizzata proveniva dal teatro e dall’anfiteatro. Distrutta in seguito al terremoto, fu interamente ricostruita tra il 1733 e il 1761 grazie al Vaccarini.
Purtroppo non l’ho potuta visitare all’interno in quanto erano in corso i preparativi per un matrimonio e non mi hanno lasciato entrare.
Suonatori in piazza duomo a Catania
7) Porta Uzeda
Costruita in stile barocco catanese, Porta Uzeda è sicuramente tra i principali simboli della città. Fu fatta erigere nel 1695 in onore al vicerè spagnolo Paceco de Uzeda per aver promosso la ricostruzione di Catania dopo il terremoto.
Alterna rocce laviche a marmi bianchi e collega due ali dell’antico seminario dei Chierici. Inserita all’interno della cinquecentesca cinta muraria, conduce dalla piazza Duomo al caratteristico e colorato mercato del pesce e al parco antistante.
Porta Uzeda
8) Parco
Davanti alla Porta Uzeda si trova un parco in cui io ho sostato per consumare squisitezze comprate on the road. Ve lo consiglio per un veloce pit stop.
Spuntino da street food a Catania
Potreste ad esempio acquistare qualche ciccioneria al mercato della pescheria e mangiarla lì con maggior tranquillità, come ho fatto io 🙂
La cinta muraria vista dal parco
Un arancino al parco
9) Mercato del pesce
Se volete cogliere il vero genius locicatanese non potete non fare un salto alla Piscarìa, il più antico mercato del pesce (e non solo) della città.
Un luogo estremamente colorato e folcloristico dove primeggiano le urla dei venditori, gli sguardi stupiti dei turisti e l’odore forte di pesce fresco.
Il mercato del pesce a Catania
Il mercato del pesce a Catania
Il mercato del pesce a Catania
Il colore predominante? Indovinate un po’ 😀
Il mercato del pesce a Catania
La Piscaria di Catania
10) Castello Ursino
Il Castello Ursino fu fatto costruire tra il 1239 e il 1250 su spinta di Federico II per difendere la città dagli attacchi provenienti dal mare.
Eh sì, perché il catello prima si affacciava proprio sul mare ma in seguito all’eruzione vulcanica del 1669 fu interamente circondato dalla lava che, raffreddandosi diede vita a nuovi spazi.
Nel XVI secolo divenne la dimora temporanea dei Vicerè e fu anche adibito a prigione.
Oggi ospita la sede del Museo Civico di Catania e accoglie la collezione del Monastero dei Benedettini.
Castello Ursino Catania
Castello Ursino Catania
11) Monastero dei Benedettini
Il mio itinerario si conclude al Monastero dei Benedettini, un vero e proprio gioiello architettonico.
Qua il barocco non solo abbonda ma straripa dappertutto.
Monastero dei Benedettini di Catania
Monastero dei Benedettini di Catania
Le sue origini sono cinquecentesce e oggi ospita la facoltà di lettere e filosofia. Dotato di un grande giardino, una passeggiata è d’obbligo così come una toccata veloce alla chiesa adiacente.
Monastero dei Benedettini di Catania
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