Barbagia

L’amore proibito. La maledizione di Lollove

24 aprile 2016
Lollove

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Viaggio tra le strade di Lollove, ultimo dei villaggi medievali della Sardegna, su cui aleggia un’inquietante maledezione

Con le sue casette in pietra aggrappate alla collina, i tetti bassi dalle tegole spioventi e le stradine strette e acciottolate, Lollove si è presentata ai miei occhi proprio come l’avevo immaginata.
Piccolo borgo medievale circondato dal verde, a una manciata di chilometri da Nuoro, l’antico villaggio di Loy, nome con cui era conosciuto in passato, sembra uno di quei paesi fantasma che si vedono nei film, da cui tutti sono fuggiti.

Lollove

Abitazioni tradizionali e panchine in pietra di Lollove

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Il rosone della Chiesa

Una sorta di luogo non luogo misterioso e affascinante dove tutto si è fermato.
Passeggiando però tra le sue labirintiche viuzze, poco prima dell’unica Chiesa presente, la parrocchiale intitolata a San Biagio e abbellita da un grande rosone di trachite rossa, il silenzio è interrotto dalle note di un pianoforte, seguite a stretto giro dal rumore di una porta che si chiude.
Ma come? Dunque c’è rimasto ancora qualcuno in questo sonnolento angolo di mondo? Ma chi sono questi guardiani temerari che paiono sfidare le leggi ineludibili del tempo e le logiche dell’abbandono? Faccio delle ricerche veloci e scopro che effettivamente sono circa 25 le persone che ancora vivono nel paesello dove non c’è nemmeno un negozio, la posta o la banca, dove manca il medico e perfino il parroco. Si tratta per lo più di anziani, ultimi custodi di una memoria storica e di un presente che ha già il retrogusto del passato e che purtroppo rischia di spegnersi per sempre.

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Le casette del borgo medievale di Lollove

Lollove, le suore e la maledizione

Eppure stando alla leggenda, Lollove non morirà mai, vivrà in eterno ma a una sola condizione: resterà sempre così piccola! E questo parrebbe in un certo modo blindare le sue sorti!
Pare infatti che sul paese aleggi, densa come una cappa afosa che non si vede ma si sente, una severa maledizione lanciata da un manipolo di suore che,  in un passato non troppo lontano, furono costrette a lasciare il villaggio. Le ragioni della cacciata delle monache sono scabrose. Secondo i racconti alcune di loro sembra avessero iniziato a intrattenere rapporti con un pastore del posto. Una volta venuto alla luce lo scandalo, l’imposizione fu quella di abbandonare subito il villaggio ma, al momento della partenza, una delle sorelle si girò e puntando il dito alle case lanciò il terribile anatema: «Lollove as a esser chei s’abba è su mare: no as a crescher nen parescher mai!» (Lollove sarai come l’acqua del mare: non crescerai e non morirai mai!).

Lollove

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La Madre, il prete e l’amore

Lollove

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Forse è anche per quest’aurea peccaminosa e oscura che Lollove ha ispirato Grazia Deledda, Premio Nobel per la letteratura, per l’ambientazione di uno dei suoi più celebri romanzi, La Madre, incentrato sulla storia proibita tra il giovane prete del paese, don Paulo e la bella Agnese, i quali nelle notti tempestose consumavano il loro amore di nascosto da tutti, nonostante la madre del sacerdote in cuor suo sapesse tutto.

Se volete leggere La Madre online, in pdf, lo potete fare cliccando qui!

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Silenzio e pace tra le strade del borgo

Mentre percorro le stradine del posto sento tutto il peso dell’arcano in un misto di romantica solitudine. Al calar della sera un leggero venticello trasporta un profumo dolce si salsa di pomodoro e basilico preparata forse da qualche anziana signora vestita di nero nella sua casetta.
Mi siedo dunque su una panchina in pietra e ascolto il silenzio. Mi godo la pace di quel posto. Sono sorpreso ad accorgermi che forse no, non mi incute più tanta soggezione. Mi sembra anzi un luogo familiare, conosciuto. Chiudo gli occhi e penso a come dovevano essere quelle strade prima che le suore lanciassero la maledizione! Forse piene di vita, animate da bambini, gatti, feste e bandierine? Chissà …

 

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Lollove in alcuni periodi dell’anno è la location di eventi e manifestazioni di carattere enogastronomico e folkloristico come Cortes Apertas ma, se fra cinquant’anni anche quelle 25 persone non ci saranno più, che ne sarà di questo luogo incantato del centro Sardegna?
Sarebbe bello che a Lollove si intervenisse prima che sia troppo tardi. Prima che scompaia veramente. Nonostante le suore, nonostante gli occhi ciechi di un progresso che non riesce a dare un benché minimo valore che non sia quello monetario ai luoghi dell’anima!
Questi per Lollove sono i giorni dell’abbandono ma spero di tornarci presto, magari in un giorno di festa e vedere aperte quelle case che per troppo tempo sono rimaste chiuse.

Al prossimo Jump 😀

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Architetture tradizionali nel borgo

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Veduta del paese

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Architetture tradizionali

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