Piemonte

Nella terra dei draghi: la leggenda dell’isola di Orta San Giulio

16 marzo 2018

Viaggio tra le suggestioni dell’isola di Orta San Giulio

Nel borgo medievale di Orta San Giulio i tetti rossi e irregolari si rincorrono secondo un gioco di alternanze e accavallamenti fino a confluire nella piazzetta da cui si ammira lo scenario suggestivo dell’omonimo lago.

Lungo la discesa che dai parcheggi, poco fuori il paese, conduce al centro storico splendidamente curato, di tanto in tanto si costeggiano orti e cortili cinti da caratteristiche mura in pietra mentre un gatto pellegrino fa da guida a visitatori e forestieri per tutta la durata del tragitto.

Quello degli orti e dei giardini è un tratto caratteristico del comune che, addirittura, nello stemma riporta la scritta Hortus Conclusus (giardino chiuso).

Ho fatto un salto a Orta San Giulio lo scorso autunno e ho scoperto un luogo che mi è rimasto nella mente e nel cuore.

Un luogo che mi ha incuriosito parecchio, soprattutto, per il tessuto di tradizioni e leggende che da secoli lo avvolgono.

Vi voglio raccontare la storia di una terra magica, indiscutibilmente romantica e ricca di fascino, dove religiosità e natura si fondono in maniera perfetta per dare forma a un paesaggio culturale unico e carico di significati.

Siamo in Piemonte, in una località non troppo distante dal confine con la Svizzera e facilmente raggiungibile da Milano.

Ci troviamo sulla sponda di un lago e in mezzo a questo lago c’è un’isoletta pittoresca e sonnacchiosa, quella di San Giulio, abbracciata dal Sacro Monte e posta a brevissima distanza dal caratteristico borgo di Orta.

La piccola isola sembra quasi adagiata sul pelo dell’acqua che riflette la sua immagine.

Vista da lontano colpisce per l’antica basilica romanica che custodisce incredibili tesori, per l’abazia benedettina Mater Ecclesiae e per il palazzo vescovile.

L’isola di San Giulio non solo è un must see che rappresenta la sintesi perfetta e irripetibile tra storia, cultura e bellezza ma è anche un luogo su cui aleggiano curiose leggende.

E’ conosciuta in tanti modi: isola dei draghi, isola del silenzio o isola dell’amore. Curiosi di sapere il perché? Seguitemi 🙂 

L’isola di Orta San Giulio e le sue custodi silenziose

Indovinate quanti abitanti fa l’isola di San Giulio?

Due.

Ebbene sì, solamente due.

Si tratta di due donne di cui una è originaria del posto mentre l’altra è una poetessa inglese che da oltre 20 anni ha scelto di trascorrere la vita qui dove trova ispirazione per i suoi versi.

E poi ci sono le suore. Sull’isola, intatti, c’è un’ abbazia che è la dimora di circa un’ottantina di monache di clausura giunte qui negli anni Settanta, capitanate dalla Madre Badessa Anna Maria Canopoli.

Le monache, custodi silenziose di questo lembo di terra adagiato tra il blu e il verde dei Sacri Monti, effettuano accuratissimi lavori di ricamo con una precisione chirurgica che solo un’esistenza lontana dalla modernità può garantire.

La leggenda dei draghi scacciati dall’Isola di Orta San Giulio

Narra la leggenda che, attorno alla seconda metà del IV secolo DC, San Giulio e suo fratello San Giuliano, fuggiti dalla città greca di Egina in seguito alle persecuzioni nei confronti dei cristiani, trovarono ospitalità presso la corte dell’imperatore Teodosio.

È lì che fecero voto di diffondere il verbo di Cristo in tutto il mondo promettendo di edificare ben 100 chiese.

Giunti sulle sponde del lago d’Orta i due rimasero letteralmente incantati difronte a quello che appariva come un semplice scoglio, decidendo così di erigere lì la centesima chiesa.

C’era però un particolare non trascurabile: l’isolotto era infestato da temibili draghi e mostruosi serpenti che terrorizzavano la popolazione della riva.

È per questo che nessuno dei barcaioli di Orta si rese disponibile a traghettare i due santi ma San Giulio ebbe un’intuizione: distese un lungo drappo rosso sull’acqua, il suo mantello, e navigandolo come fosse una zattera compì il breve tragitto.

Si racconta che non appena il santo mise piede a terra i mostri, in un colpo solo, fuggirono e si dispersero nelle campagne circostanti.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ancora oggi pare che le popolazioni locali, specialmente la notte, sentano boati e versi orripilanti provenire dalla montagna, accreditando quella che i più ritengono essere una semplice leggenda.

Ma a conferire un alone a veridicità di quanto tramandato dalle genti nel corso dei secoli vi è il ritrovamento, nelle acque del lago, di un enorme scheletro, pare sia proprio quello di un drago, tuttora custodito all’interno della chiesa dell’Isola che, come avrete facilmente intuito, deriva il nome proprio dal santo che la liberò.

Isola di Orta San Giulio: isola del silenzio e della meditazione

L’isola si gira in pochissimo tempo. Suggestiva la piazzetta con il pozzo al centro e delimitata dalla grande muraglia.

C’è solo una piccola bottega di artigianato artistico locale e di souvenir lungo il percorso che l’attraversa per intero e che ha la particolarità di poter essere compiuto in sole due originali direzioni, seguendo le frasi riportate sui cartelli apposti dalle monache di clausura. Percorrendo l’isola in un senso si può intraprendere il “cammino del silenzio”, lascandosi guidare da una serie di pensieri che mettono in risalto i benefici del silenzio. Nel verso opposto il cammino diventa “della meditazione”, attraverso alcune frasi che incoraggiano appunto a contemplare.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Insomma non può esserci esperienza più immersiva ed emozionale di questa.

Ma l’isola di Orta San Giulio è anche l’isola dell’amore e degli innamorati. Impossibile non coltivare questo nobile sentimento davanti a uno scenario così suggestivo e romantico.

Pensate che qua sono state girate numerose scene della pellicola “La corrispondenza” di Giuseppe Tornatore e da allora questa è diventata una meta gettonatissima dai tanti turisti che vogliono ripercorrere i luoghi dei protagonisti del film.

E voi siete mai stati sull’Isola di San Giulio? Scrivetemi le vostre opinioni. Al prossimo jump 🙂

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Leggi articolo precedente:
Primavera in Sardegna: tre erbe spontanee da raccogliere e mangiare

La Sardegna, la primavera e l'andar per erbe La bella stagione è alle porte e la Sardegna, come ogni…

Chiudi