Riti e Feste

Le 5 regole della medicina dell’occhio

19 agosto 2016
medicina dell'occhio

La medicina dell’occhio – Irene Balia (2016)

La medicina dell’occhio. Il potere delle parole

In Sardegna quando si nomina la medicina dell’occhio, tutti, da chi crede a chi si professa scettico, sanno di cosa si sta parlando. La medicina dell’occhio è infatti un rituale talmente diffuso nelle nostre piccole comunità, retaggio di un passato lontanissimo, che è molto improbabile non averci mai avuto a che fare, neanche indirettamente.
Con questo articolo vi accompagno, in compagnia di un’anziana taumaturga, in una dimensione in cui il reale e la suggestione da sempre si confondono. Alla fine vi svelerò anche cinque regole fondamentali della medicina dell’occhio, per cui leggete tutto fino in fondo!

Ragazze di Cabras - Giuseppe Biasi (1938)

Ragazze di Cabras – Giuseppe Biasi (1938)

Il rituale della medicina dell’occhio

Le mani asciutte di Tzia Totoi, una vecchia guaritrice del centro Sardegna, sembrano radici nodose di lentisco mentre spuntano dalle frange dello scialle nero in cui è avvolta come una beduina del deserto. Le sue dita rinsecchite disegnano croci perfette da un bordo all’altro del bicchiere d’acqua che trattiene in grembo mentre, con movimenti impercettibili delle labbra, sussurra arcane parole liberatorie custodite gelosamente nella memoria, sos berbos, apprese dalla nonna non sa nemmeno lei quanto tempo fa. Alla fine di questa preghiera silenziosa, pronunciata in un clima di attesa surreale, Tzia Totoi prende tre grani di sale e li lascia cadere con un tonfo nell’acqua, insieme a un piccolo corno, e poi osserva, con quegli occhi neri come il carbone e appuntiti come lance, il rincorrersi delle bollicine che impazzite si staccano dal sale e risalgono verso l’alto. Poco dopo arriva il responso lapidario “Eya, nde tenes!”, ne hai, dice irremovibile.

Processione - Giovanni Ciusa Romagna (1933)

Processione – Giovanni Ciusa Romagna (1933)

E’ così che si svolge la medicina dell’occhio, con pochi e semplici ingredienti: l’acqua che scioglie il male, tre grani di sale grosso o in alternativa tre gocce d’olio o tre chicchi di grano e poi sas paraulas, l’ingrediente più prezioso.
Ma in cosa consiste questo tanto temuto occhio e da dove viene?

Benedizione dei campi - Antonio Ballero (1920)

Benedizione dei campi – Antonio Ballero (1920)

S’ogu malu o occhio cattivo

“S’ogu malu è un’energia negativa che alcune persone, con lo sguardo, trasmettono ad altre, spesso involontariamente” spiega Tzia Totoi. Recita un detto che gli occhi siano lo specchio dell’anima eppure non bisogna pensare che chi invia questi influssi sia necessariamente una persona malvaggia. “A volte nemmeno loro sanno di avere questo potere malefico, mischinos”. E’ proprio il non voler fare del male che distingue la presa d’occhio dalla fattura. “Il sentimento alla base dell’occhio è però l’invidia verso qualcuno o qualcosa che magari si vorrebbe possedere. Pare anche che la capacità di “orghiare” sia una caratteristica ereditaria”.

I sintomi dell’occhio

I segni della presa d’occhio sono immediati e riconoscibili. Chi viene colpito da ogu malu si rende perfettamente conto di entrare in una condizione “particolare” che nulla ha a che fare con i classici stadi influenzali. Debolezza, spossatezza, tristezza, febbre e mal di testa sono solo alcuni dei sintomi più frequenti

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Trasporto del morto – Melkiorre Melis (1952)

Le storie di persone e animali colpiti dall’occhio e miracolosamente guariti grazie alla medicina si sprecano nelle notti d’estate, quando la gente le racconta, forse ingigantendole, sulle soglie delle case dove siede a prendere il fresco.

Le cinque regole della medicina dell’occhio

La medicina dell’occhio è una pratica che segue regole precise sia per essere tramandata, sia per essere effettuata. Viene fatta prevalentemente da donne ma esistono anche alcuni rari casi di uomini che la praticano. Si dice anzi che l’uomo riesca a scacciare l’occhio cattivo più efficacemente di una donna. Tzia Totoi mi ha parlato di cinque regole da seguire per la medicina dell’occhio.

Regola numero uno:

la medicina deve essere trasmessa sempre da una persona più grande a una più piccola, anche di un solo giorno. Mai può succedere il contrario, altrimenti anche chi è capace di farla perde per sempre il potere.

Regola numero due:

la medicina dell’occhio si fa a titolo gratuito e non ci si può tirare indietro se non per giustificati motivi.

Regola numero tre:

la medicina dell’occhio segue la regola del tre, ovvero non può essere fatta alla stessa persona per più di tre volte al giorno, e  oltretutto prima che il sole sia tramontato. Se al terzo tentativo l’occhio non se ne va bisogna rinviare al giorno successivo o rimandare ad altre due persone esperte che la facciano nella stessa giornata. Ecco che la regola del tre ritorna ancora.

Le tre età - Carmelo Floris (1935)

Le tre età – Carmelo Floris (1935)

Regola numero quattro:

chi fa la medicina dell’occhio deve avere davanti la persona colpita o deve tenere vicino a sé un oggetto che le appartenga.

Regola numero cinque:

una volta fatta la medicina, viene somministrata al malato facendogli dei segni della croce nelle giunture e sulla fronte e facendogliene bere un sorso. Dopo di che, ciò che rimane deve essere gettato in un posto dove la persona colpita non passerà mai più in vita sua.

Come prevenire l’occhio

Anche nel caso de s’ogu malu prevenire è meglio che curare. Tzia Totoi, che è sempre stata una donna credente, dice che la miglior arma di prevenzione sia quella di portare addosso un oggetto benedetto o in alcuni casi tre grani di sale in tasca. Ai bambini bisogna regalare un amuleto che si chiama su coccu la cui funzione è proprio quella di tener lontani gli influssi malefici. Anche indossare un indumento al contrario o un oggetto dal colore verde pare sia di aiuto. Tuttavia l’arma che più di tutte annienta l’occhio è quella di toccare la persona che ha il potere di trasmetterlo.

Giovedì santo - Francesco Congiu Pes (1928)

Giovedì santo – Francesco Congiu Pes (1928)

E con questi consigli Tzia Totoi intinge le sue dita nell’acqua in cui il sale si è completamente sciolto e come un’antica sacerdotessa mi segna una croce sulla fronte e una su entrambi i polsi. Ce ne sarebbero di storie da raccontare ancora, Tzia Totoi è un pozzo di leggende e aneddoti e chissà, forse un giorno, ne scriverò qualcuna. 🙂

P.s. tutte le opere riportate in questo articolo, ad eccezione de “La medicina dell’occhio” di Irene Balia che faceva parte della mostra “Stato di Grazia. Artisti e opere intorno a Grazia Deledda” allestita nel palazzo del Consiglio Regionale della Sardegna, sono attualmente esposte al museo Ciusa di Nuoro, recentemente riaperto al pubblico.

Danzatrici e suonatrice di fisarmonica - Giuseppe Biasi (1935)

Danzatrici e suonatrice di fisarmonica – Giuseppe Biasi (1935)

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