Lazio

Viaggio alla scoperta della Sabina e del borgo di Castelnuovo di Farfa

6 Gennaio 2019
Castelnuovo di Farfa

Cosa vedere in Sabina e a Castelnuovo di Farfa: la magia di un borgo medievale

Dici Lazio e a cosa pensi ? A Roma, ovvio!

D’altronde non potrebbe essere diversamente, vista l’importanza storica e culturale che la capitale ha rivestito nel tempo e le inestimabili testimonianze del passato che ancora conserva.

Ma se tutte le strade portano a Roma, come recita il proverbio, è anche vero che proprio da Roma ci si può muovere per esplorare un territorio sconosciuto alla maggior parte dei turisti, ma non per questo meno ricco di fascino, incantevoli paesaggi, ottimo cibo e beni culturali diffusi.

Parliamo di colli e campi finemente ricamati da uliveti, antiche abbazie e chiese campestri, architetture in pietra che documentano tecniche costruttive rurali oggi invidiate e, in alcuni casi copiate, da numerosi altri Paesi del mondo.

Non ci credete? Allora andate un po’ a vedere cosa sono riusciti a fare in Cina.

Paesaggio in Sabina

Paesaggio della Sabina

Il valore aggiunto di questi territori è però l’autenticità (poco replicabile con buona pace dei cinesi), il fatto di essere ancora vissuti dalle popolazioni locali che ne animano le strade, le piazze e le campagne con le loro voci, canzoni, feste, riti e tradizioni. Sono voci di comunità che resistono all’abbandono e alla forza centrifuga della globalizzazione che tende a trascinarle fuori, verso il cosiddetto “sviluppo”.

Oggi vi voglio parlare di un territorio, nello specifico, quello della Sabina, che ho visitato lo scorso novembre quando ho fatto un salto a Castelnuovo di Farfa, in provincia di Rieti. Pronti? Come on 🙂

Abazia di Farfa

Abbazia di Farfa

Il territorio della Sabina. Un po’ di storia

La Sabina è una regione storico-geografica che si trova tra Lazio, Abruzzo e Umbria, a circa 40 km a nord-est da Roma, estesa dalla riva del Tevere fino ai monti Sabini appartenenti alla catena degli Appennini.

È stata caratterizzata, fin dal passato, da un paesaggio ricco di oliveti, vigneti e boschi di querce, piccoli agglomerati urbani dall’impianto medievale, chiese, castelli e monasteri; un paesaggio fortemente disegnato dall’azione dell’uomo che, nei secoli, ha saputo sfruttare il territorio mettendo in atto pratiche agricole capaci di dare vita a produzioni agroalimentari di  assoluta eccellenza, tra tutte quella del rinomato olio della Sabina.

Il toponimo “Sabina” deriva dai Sabini, gli antichi abitanti di questa regione confinante con quelle di pertinenza degli Etruschi, dei Latini, degli Umbri e con la regione del Sannio.

Il borgo medievale di Castelnuovo di Farfa

Per esplorare la zona, io ho scelto come punto di riferimento il borgo medievale di Castelnuovo di Farfa.

È questo un comune di poco più di 1.000 anime nella provincia di Rieti, nel cuore della Sabina, a 358 metri s.l.m., immerso tra verdi colline e contornato dal fiume Farfa e dal torrente Riana, emergenze imperdibili per chi ama gli sport outdoor.

La sua presenza viene attestata per la prima volta nel 977, in un documento nel quale figurava come Castellum Sancti Donati, insediamento posto vicino a una chiesa dedicata a San Donato Vescovo di Arezzo.

Dentro la chiesa di San Donato

Dentro la chiesa di San Donato

Agli inizi del X secolo, il Castellum fu distrutto a causa delle incursioni saracene e ricostruito nel XI secolo, su volere degli abati di Farfa, come testimoniato da alcuni documenti risalenti al 1046. Alcuni decenni più tardi anche questo castello subì l’abbandono mentre la Chiesa continuò ad espletare le sue funzioni fino al XV secolo.

È sul finire del 1200 che fu edificato un Castellum Novum, in posizione strategica rispetto alle valli del Farfa, attorno al quale nacque il borgo  che tutt’oggi conserva il suo schema medievale. Quel borgo è appunto Castelnuovo di Farfa.

Oggi Castenuovo di Farfa fa parte dell’Associazione nazionale “Città dell’olio”, tramite cui promuove la produzione locale dell’olio extravergine d’oliva e i suoi territori, trasmettendo la cultura dell’olio e tutelando, al contempo, l’ambiente in cui l’oro giallo viene prodotto.

Cosa vedere a Castelnuovo di Farfa

Castelnuovo di Farfa non è certamente un borgo per il turista di massa! È però il luogo ideale per chi, con lentezza, non si ferma alla sola vista ma intende vivere una realtà autentica e unica, annusare, guardare, percorrere e tuffarsi tra le strette strade acciottolate che ne disegnano la fisionomia.

Bisogna lasciarsi rapire da Castelnuovo di Farfa, scoprire i vicoletti, gli archi, le vie che si attorcigliano tra di loro, le case tutte in roccia. È indispensabile lasciarsi avvolgere dall’atmosfera di un antico paese di collina per scoprire quanto sia bello perdersi tra i profumi di pomodoro e basilico che provengono dalle cucine.

È un luogo assolutamente instagrammabile, ricco di scorci, vedute e angolazioni particolari.

Non mancano certo le attrattive a Castelnuovo di Farfa e nel suo territorio. Io in particolare vi consiglio una visita a:

1) Museo dell’olio della Sabina

2) Resti della chiesa campestre di San Donato

3) Abbazia di Farfa

Castelnuovo di Farfa

Castelnuovo di Farfa

Il museo dell’olio della Sabina e l’impronta di Maria Lai

Il primo sito che vi voglio segnalare è il Museo dell’Olio della Sabina, che da solo vale tutto il viaggio da Roma fino a Castenuovo di Farfa. Innanzitutto, sgombriamo il campo da possibili equivoci: non ci troviamo di fronte all’ennesimo museo etnografico dedicato a una produzione locale ma a un vero e proprio museo di arte contemporanea.

E l’avreste mai detto che c’è anche tanta tanta Sardegna là dentro? Eh sì, perché Maria Lai, che era affezionatissima alla Sabina, ha realizzato all’interno e all’esterno del museo opere uniche, bellissime e dai significati profondi.

Le scritte di Maria Lai sul muro del museo

Le scritte di Maria Lai sul muro del museo

Museo dell'olio della Sabina

Museo dell’olio della Sabina

Le scritte di Maria Lai sul muro del Museo dell'olio della Sabina

Le scritte di Maria Lai sul muro del Museo dell’olio della Sabina

Sul finire degli anni Novanta, Maria Lai fu infatti invitata a Castelnuovo di Farfa per riflettere sul rapporto tra olio, territorio e arte, in vista dell’allestimento del museo.

Le sue intuizioni, ispirate dall’amore per la sua terra, l’Ogliastra, e dalla bellezza dei paesaggi sabini sono sfociate in numerosi lavori e opere ad iniziare dal muro che esternamente costeggia l’edificio, riportante diverse frasi e pensieri sul rapporto tra arte e olio,  e che trova eguali solo nel muro del groviglio di Ulassai.

Da lì si entra in una nuova dimensione, fatta di luci, ombre, alberi e fili d’oro: siamo di fronte a “L’albero del Poeta” che raffigura, incise sulle lastre in legno che ne compongono la chioma, i versi di un’antica fiaba che inizia così:

C’era, c’era una volta, c’era una volta un albero, un vecchissimo albero che era rimasto solo nell’isola del vento, voleva popolare la terra di alberi generosi e di poeti.

L'Albero del Poeta di Maria Lai

L’Albero del Poeta di Maria Lai

L'Albero del Poeta di Maria Lai

L’Albero del Poeta di Maria Lai

Prende mossa, dunque, un viaggio esperienziale  e sensoriale che prosegue con fluidità verso la bellissima opera “Olio di parole”, un corridoio buio che proietta il visitatore da una dimensione terrena a una più cosmica e universale. L’olio è metafora e filo conduttore di tutto, insieme al lavoro e agli strumenti necessari per ottenerlo, lega l’uomo alla terra e al cosmo, per ritornare, infine, sotto forma di nocciolo, simbolo di vita da cui tutto ha avuto origine.

Olio di parole di Maria Lai

Olio di parole di Maria Lai

Bellissima anche la metafora dell’arte espressa dalle cinque 5 S (sasso, solco, scure, sale, sole):

un ulivo per crescere sano ha bisogno del Sasso al quale appoggiarsi (la materia resistente che serve da supporto alla pianta e all’opera d’arte), del Solco (rappresenta la storia e la tradizione grazie alla quale la pianta o il progetto può crescere), della Scure (necessaria per dare forma alla pianta o all’opera), del Sale (conferisce sapore alle olive e arricchisce le opere), del Sole (dà luce ed energia alla pianta e vita all’intero progetto).

Le cinque S di Maria Lai

Le cinque S di Maria Lai

Le cinque S di Maria Lai

Le cinque S di Maria Lai

Maria Lai ha anche ideato il simbolo del Museo dell’Olio, un seme dorato e circondato da una striscia verde, che si può incontrare in diversi punti del paese, e ha restituito significato al forno dei pani nel centro storico del borgo, dove un tempo la comunità si riuniva per panificare. Non vi svelo oltre perché dovete assolutamente andare a vedere queste meraviglie di persona.

Museo dell'olio della Sabina

Museo dell’olio della Sabina

Logo del Museo dell'olio della Sabina

Logo del Museo dell’olio della Sabina

Il forno dei pani di Maria Lai

Il forno dei pani di Maria Lai

Il forno dei pani di Maria Lai

Il forno dei pani di Maria Lai

Il forno dei pani di Maria Lai

Il forno dei pani di Maria Lai

Nel museo sono inoltre presenti altre bellissime installazioni come quelle di Alik Cavaliere, Hidetoshi Nagasawa e Gianandrea Gazzola che hanno lasciato testimonianze strepitose. Vi dico solo che potrete ammirare “L’ulivo viaggiante” con cui il giapponese Nagasawa conduce le persone all’interno di una misteriosa grotta, in una dimensione atemporale e aspaziale, dove tanti lumini galleggianti si muovono su uno specchio d’acqua nel quale è riflesso un albero d’ulivo in rame capovolto che affiora dal soffitto.

Oleofono

Oleofono

Museo dell'olio della Sabina

Museo dell’olio della Sabina

Modellino di olio di parole di Maria Lai

Modellino di olio di parole di Maria Lai

E poi, come perdervi l’opportunità unica di ascoltare la “voce dell’olio” grazie all’oleofono di Gazzola? E’ un qualcosa da sperimentare, rimarrete incantati.

2) La chiesa campestre di San Donato

Come ho scritto in precedenza, la chiesa campestre di San Donato rappresenta la testimonianza dell’antica ubicazione di Castelnuovo di Farfa. Oggi è stata recuperata in una maniera tale da poter valorizzare ciò che resta dell’impianto originario, senza tuttavia snaturarne l’anima grazie alle strutture non invasive adoperate.

Viene sempre più utilizzata per matrimoni e, in effetti, anche lo scenario circostante si presta decisamente ad eventi di questo tipo.

3) L’Abbazia di Farfa

Ultima ma non certamente ultima, vi propongo una visita alla storica Abbazia di Farfa ancora oggi abitata e gestita dai monaci benedettini. Un luogo straordinario e avvolto da un fascino antico. Edificata nel VI secolo grazie a San Lorenzo Siro, fu distrutta dai Longobardi e fatta ricostruire nel VII secolo per volontà del monaco Tommaso da Moriana.

Pensate che perfino Carlo Magno dormì qui nell’800 durante la sua discesa a Roma per essere incoronato imperatore dal Papa.

L’Abbazia è contornata da un manipolo di abitazioni e negozietti tipici che si sviluppano lungo la direttrice, c’è infatti una via principale che attraversa il borgo, e in alcuni periodi dell’anno ospita caratteristici mercatini.

Bellissimi i pavimenti mosaicati dentro la chiesa come, d’altronde, l’intero villaggio nel complesso.

I bellissimi mosaici dell'Abbazia di Farfa

I bellissimi mosaici dell’Abbazia di Farfa

Bene, spero di avervi indotto un po’ di curiosità a voler visitare la Sabina  e se ci andate, non dimenticate di farmelo sapere.

Dove dormire e mangiare a Castelnuovo di Farfa? Io sono stato ospite dell’agriturismo La Ciarla nel quale ho mangiato mooolto mooolto bene, in compagnia dei simpatici gestori lucani. Guardate un po’ qua sotto 🙂 Cià  😆 

 

Per saperne di più:

http://www.visitlazio.com

http://www.abbaziadifarfa.it

http://www.sabinatouristcard.it

https://www.scoprilasabina.it/

http://www.sabina.it/

https://www.castelnuovodifarfaturismo.it/index.php

https://www.facebook.com/museodellolio/

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