Sardegna

Into the Wild. La mia Asinara Experience

16 Ottobre 2017
Parco naturale dell'Asinara

L’isola dell’Asinara una bellissima sorpresa

Selvaggia come poche, popolata da animali allo stato brado e circondata da un mare che si diverte a mescolare innumerevoli tonalità di verde e di azzurro, l’Isola dell’Asinara rappresenta uno dei pochi avamposti in Europa dove la mano dell’uomo non ha stravolto in maniera determinante il paesaggio naturale.

Un buono stato di conservazione principalmente dato da ragioni storiche oltre che geografiche. Per decenni quasi inaccessibile, a causa della presenza del carcere di massima sicurezza, l’Asinara è dal 1997 Parco Nazionale e dal 2002 Area Marina Protetta.

Lo dico da subito, per me l’Asinara è stata davvero una piacevole sorpresa. L’ho visitata per la prima volta solamente quest’anno, ai primi di Ottobre, in occasione della Scuola di Ecologia ed Economia organizzata dal DISEA dell’Università di Sassari. Quale migliore occasione?

Se ti interessa saperne di più sulla Scuola clicca qui.

Asinara

Asinara

Il sentore che questa esperienza non sarebbe stata una passeggiata ce l’ho avuto fin dalle prime ore. Già dai momenti iniziali ho capito che per affrontare l’isola face to face servivano spirito di adattamento e voglia incondizionata di lasciarsi rapire dalla bellezza di un posto così dolce e selvaggio insieme.

Asinara experience

Asinara experience

La partenza è fissata per le 9 del mattino, dal molo dell’Ancora di Stintino, e la giornata non si preannuncia delle migliori. Cupi nuvoloni alla Fantozzi mi scortano già dall’altezza di Porto Torres e non appena arrivo ai parcheggi tutto quel grigiore prende la forma di un acquazzone autunnale.

Opsss, ma il buongiorno si vedeva dal mattino? Vabbè dai, sù sù che saranno mai quattro gocce, prima o poi si calmerà, mi dico.

E infatti non appena cessa, il tanto giusto di cacciare fuori la testolina dal finestrino, ecco che incontro i miei compagni di avventura, per la maggior parte provenienti dal Polo Universitario di Olbia e da Sassari.

Sembriamo tante lumachine, con i nostri bagagli al seguito, che vanno alla ricerca di erba subito dopo la pioggia.

Con noi anche SosBattorMoros che pochi giorni fa ha inaugurato un nuovo blog e nientepopodimeno che con un articolo dedicato all’Asinara. Buttateci un occhio quanto prima.

Ok, dicevo, la partenza non ha nulla da invidiare ai migliori reality show.

Roba che Antonella Elia e Massimo Ceccherini scansateve, perché qua stanno arrivando i VIS, Very Interested Students (e anche Interesting, diciamocelo), sicché lo sbarco sull’Isola degli Studiosi, come l’abbiamo ribattezzata, può avere inizio.

Punto di arrivo è l’approdo di Fornelli e messo piede a terra, come per un bizzarro gioco del destino, smette anche di piovere. L’aria è frizzantina ma non fredda. I colori strepitosi, accesissimi, molto instagrammabili, per dirlo alla social. Saliti in pullman prendiamo la strada per Cala Reale dove, alla Casa del parco, hanno luogo i seminari e le conferenze della Scuola.

Lungo il tragitto è un susseguirsi di macchia mediterranea, piccoli asinelli selvatici, capre, cavalli, salite e discese.

Ma secondo voi Sardinia Mood poteva fermarsi agli asinelli? Tzz, ora vi racconto alcune chicche.

Cimitero di Cala d'Oliva

Cimitero di Cala d’Oliva

Isola dell'Asinara

Isola dell’Asinara

L’identità complessa dell’Isola dell’Asinara

Faccio subito un esperimento: ditemi tre parole con cui descrivereste l’Asinara.

Azzardo alcune risposte: asinelli, carcere, mare.

E se invece vi dicessi identità?

Ehehe lo so che vi sembrerà strano (infatti qua c’è lo zampino del geografo) ma l’Asinara non deve essere vista solamente come un’isola disabitata. Essa è piuttosto la risultante di processi storici e geografici di territorializzazione e de-territorializzazione stratificati nel tempo. E questo per uno studioso è molto importante e meritevole di indagine.

Un indizio di questi processi si rinviene nei vari toponimi utilizzati per indicare le diverse zone al suo interno e dallo stesso termine “Asinara”.

Se infatti riprendiamo in mano Tolomeo, Plinio e Marciano Capella scopriamo che l’Asinara veniva chiamata in epoca classica Herculis Insula, denominazione ricorrente anche nelle prime carte che la raffigurano, seppur con dimensioni diverse.

Il nome Asinara compare per la prima volta nel 1550 nella mappa di Sigismondo Arquer mentre torna a chiamarsi Herculis in quella di Mercatore del 1578.

E Allora? Avete finito di cambiare i nomi? Isola di Ercole o Asinara?

È nuovamente Mercatore a chiamarla definitivamente Zuarara alias Asinara isula nel 1589, mettendo un punto sulla questione una volta per tutte.

Nella Nouvelle Carte de l’Isle de Sardaigne di Michelot e Bremond compaiono invece i precursori dei toponimi che oggi conosciamo come Cala d’Oliva, Trabuccato e Castellazzo legati agli eventi che storicamente hanno interessato l’isola. Così abbiamo toponimi che designano la nazionalità degli invasori come Cala del Turco, Cala Francesca (anche i francesi avevano allungato lo sguardo sull’Asinara) o Punta degli Inglesi e altri che indicano la provenienza degli antichi abitanti come Cala dei Ponzesi o che fanno riferimento alla pescosità del mare come Cala Barche Napoletane.

L'Asinara. Fonte: www.bosaweb.it

L’Asinara. Fonte: www.bosaweb.it

L’isola, sfruttata dai Cartaginesi per la produzione di cereali, fu popolata fin dall’epoca romana (come dimostrano i numerosi reperti rinvenuti) e ampiamente abitata nel medioevo quando i monaci camaldolesi fondarono il monastero di Sant’Andrea a Fornelli. In seguito alle lotte tra le repubbliche marinare di Pisa e Genova per la contesa della Sardegna, l’Asinara divenne, sotto il dominio aragonese, di proprietà della città di Sassari.

Due anni fa, durante un incontro tra instagrammers, ho visitato la biblioteca comunale di Sassari in Piazza Tola ospitata nello storico Palazzo Manca di Usini, un edificio del 1577, appartenuto a don Giacomo Manca duca dell’Asinara. Prima o poi scriverò due righe anche su questo.

Isola dell'Asinara

Isola dell’Asinara

L'ossario Isola dell'Asinara

L’ossario Isola dell’Asinara

Comunque, tornando all’Asinara, secondo il censimento del 1838, quando la Sardegna era ormai passata ai Savoia, risultava che sull’isoletta vivessero 288 persone, variamente distribuite nei tre centri di Cala Reale, Cala d’Oliva e Castellazzo. Nel 1835 fu abolito il feudalesimo e il Ducato dell’Asinara e di Vallombrosa, così si chiamava, si ridusse a un puro titolo onorifico.

Arriviamo al 1885, anno in cui fu promulgata la “Legge per l’impianto di una colonia agricola penale e di un Lazzaretto nell’isola dell’Asinara”. Ciò determinò l’allontanamento coatto e definitivo delle 45 famiglie che furono tutte tradotte in Sardegna, sulla costa antistante, dove fondarono il paese di Stintino.

Da allora l’isola divenne un Lazzaretto Internazionale e casa penale. Per le sue caratteristiche di isolamento, l’Asinara è stata anche denominata l’Alcatraz Sarda, e ha accolto esponenti di spicco della criminalità organizzata nelle diverse diramazioni presenti in tutto il territorio e rimaste attive sino alla fine degli anni Novanta.

Isola dell'Asinara

Isola dell’Asinara

Alla scoperta dell’isola insieme ad Asinara 4×4

Il nostro viaggio alla scoperta dell’Isola avviene a bordo di alcuni fuoristrada della ditta, tutta al femminile, Asinara 4×4 fondata diversi anni fa da Veronica Pisu, una tosta, che è la stessa che ci ha trasportato da Stintino all’Asinara a bordo del gommone. Veronica è una Guida Ambientale Escursionistica della Regione Sardegna esperta del territorio, conosce ogni centimetro di questo lembo di terra e insieme alle ragazze della sua squadra ci permette di compiere un tragitto inusuale, percorrendo un anello che attraversa un bosco di incredibile bellezza, costeggia le vecchie strutture del carcere e ci permette la sosta in alcuni punti panoramici, per qualche approfondimento sull’area.

Escursione con Asinara 4x4

Escursione con Asinara 4×4

Cinghialetto in libera uscita

Cinghialetto in libera uscita

Incontriamo diversi asinelli erranti durante il tragitto ma anche qualche cinghialetto, capre, cavalli e, i più fortunati, mi dicono che sono riusciti a scorgere addirittura un muflone.

Come ci hanno raccontato in aula, qua non siamo noi a guardare gli animali ma sono loro che guardano noi. Questo è il loro regno e noi, da ospiti, dobbiamo averne rispetto.

L'asinello ha sete

L’asinello ha sete

Comunque, siccome io consiglio solamente ciò che provo sulla mia pelle e che mi soddisfa vi dico che, se volete fare un giretto sull’Asinara, potete anzi dovete fare riferimento a persone esperte e non andare allo sbaraglio. Le guide di Asinara 4×4 sono in questo senso una garanzia! Nel loro sito trovate tutte le informazioni.

Bene, mi fermo qui, sennò vi svelo tutto in una volta!

Nei prossimi articoli vi parlerò delle mie albe all’Asinara e dell’esperienza di snorkeling.

Al prossimo jump 🙂

Per approfondire:

Brundu B., Manca I. (2011), “Asinara (Sardegna nord-occidentale): alla ricerca di un’identità”, in Banini T. (a cura di), Mosaici Identitari. Dagli italiani a Vancouver alla Kreppa Islandese, Edizioni Nuova Cultura, Roma, pp. 95-116

http://www.parcoasinara.org/

In partenza per l'isola

In partenza per l’isola

Sul molo di Stintino

Sul molo di Stintino

Selfie all'Asinara

Selfie all’Asinara

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Leggi articolo precedente:
Capitale Naturale
A Scuola di Ecologia ed Economia per valutare il Capitale Naturale

Asinara e Capitale Naturale. What else? Passeggiare in un bosco immersi nel verde, ammirare un suggestivo tramonto sul mare,…

Chiudi