Veneto

Osvaldo Licini. Che un vento di follia totale mi sollevi

11 novembre 2018

Il vento di follia totale di Osvaldo Licini alla Peggy Guggenheim di Venezia

Osvaldo Licini. Che un vento di follia totale mi sollevi. Wow! Per convincermi ad andare a curiosare tra le sale di Palazzo Venier dei Leoni mi è bastato solamente leggere il titolo della mostra dedicata al maestro marchigiano Osvaldo Licini (1894-1958), uno dei protagonisti indiscussi dell’arte italiana del ‘900 tanto da essere stato insignito, durante la XXIX Biennale di Venezia del 1958, del Gran Premio per la pittura.

E cosa vi ho trovato? Un universo di tormento, ispirazione, sogni, paesaggi, armonie di stili, lirismo e poesia.

La mostra, curata da Luca Massimo Barbero, si sviluppa attraverso 11 sale espositive in cui sono riunite oltre 100 opere che ripercorrono la carriera artistica di Licini e permettono di rintracciarne i repentini cambiamenti di stile, le riflessioni e le continue sperimentazioni.

Numerosi i paesaggi esposti e dalla grande forza evocativa, capaci di restituire un profondo senso di attaccamento alla terra, in particolare alla sua terra, le Marche.

Sarei potuto rimanere ore e ore ad ammirare i capolavori presentati, le linee, i colori e le sfumature grazie alle quali il visitatore può facilmente perdersi all’interno di una dimensione onirica e bucolica.

Che un vento di follia totale mi sollevi: il percorso della mostra

Ad aprire la mostra sono alcune tele giovanili di Osvaldo Licini che raffigurano proprio quei paesaggi marchigiani a lui tanto cari e che, in prima battuta, hanno rappresentato la sua principale fonte di ispirazione. La transizione dal realismo all’astrattismo degli anni ’30 si può cogliere così come le successive evoluzioni secondo un flusso di energia e creatività che da una lettura di insieme mostrano la coerenza di un percorso artistico maturato, via via, nel corso del tempo.

La pittura è l’arte dei colori e delle forme, liberamente concepite, ed è anche un atto di volontà e di creazione, ed è, contrariamente a quello che è l’architettura, un’arte irrazionale, con predominio di fantasia e immaginazione, cioè poesia.

Osvaldo Licini

Dal paesaggio figurativo a quello fantastico si compie un importante passaggio grazie al quale lo spettatore finisce per trovarsi in bilico tra sogno e realtà, avvolto da un’atmosfera puramente fantastica e dissacrante, rafforzata dalla selezione di quadri di Amalassunta, bellissimi a parer mio, dell’Olandese volante e dell’Angelo ribelle.

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Sono queste opere a mostrare personaggi misteriosi, dalle forme fluide e sinuose. In principio sono solamente lettere o simboli apparentemente da decodificare ma poi si traducono nella sagoma generosa di Amalassunta “la luna nostra bella, garantita d’argento per l’eternità, personificata in poche parole, amica di ogni cuore un poco stanco”.

Se vi consiglio di andare a vedere la mostra Osvaldo Licini. Che un vento di follia totale mi sollevi? Manco a chiederlo! Ovvio che sì!

La mostra si può visitare fino al 14 gennaio 2019 e maggiori informazioni si possono trovare consultando il sito della Peggy Guggenheim Collection

 

OSVALDO LICINI. CHE UN VENTO DI FOLLIA TOTALE MI SOLLEVI
A cura di Luca Massimo Barbero
22 settembre 2018 – 14 gennaio 2019

Orario
Apertura 10-18 tutti i giorni
Chiuso il martedì e il 25 dicembre
La biglietteria chiude alle ore 17.30

 

Vi potrebbe interessare anche l’articolo che ho scritto sulla mostra dedicata alla Biennale di Peggy Guggenheim. La trovate qui

 

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