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Finzione o Realtà? Il #FoodStyle per Mauro Padula

10 Marzo 2016

dolci

Il FoodStyle. Un modo originale per gustare il cibo

Di recente mi sono addentrato tra i lussuriosi meandri del #foodporn e del #foodesign, per fare un po’ di luce sull’intrigante rapporto tra cibo, erotismo e social network (Qui per leggere l’articolo).
Alla fine di questo viaggio esperienziale fatto di leccornie, visioni, immagini e sapori (reali o anche solo immaginari) posso confermare che:

  1. L’occhio vuole la sua parte!
  2. L’abito fa il monaco!
  3. Essere è (anche) apparire!

7Non bisogna tuttavia compiere l’errore di pensare che la sostanza sia stata spietatamente sacrificata sull’altare della forma!
Ciò premesso, voglio adesso approfondire con voi la natura di un fenomeno per l’Italia relativamente recente, ma comunque in forte ascesa: la professione innovativa e creativa del Food Stylist.
Per rendere un’idea al volo di che cosa si occupi  il Food Stylist vi basti solo chiudere gli occhi e visualizzare quel bel polletto dorato disteso su un letto di patate, quella pizza margherita con la mozzarella più bianca e più filante del mondo o quel mega-coloratissimo-buonissimo-freschissimo gelato in fase di scioglimento avanzato, talmente bello da volerselo mangiare anche solo con lo sguardo.
burgerOk. Ci siete? Visualizzato tutto? Vi siete chiesti come mai, nella vostra mente, avete riprodotto quelle immagini proprio in quel determinato modo?
La risposta è semplice: le avete già viste. Si tratta infatti di rappresentazioni che compaiono ormai sempre più frequentemente su cartelloni pubblicitari, riviste patinate di cucina e siti internet.

 

 

2Ma il modus di ritrarre quel pollo, quella pizza o quel gelato non è assolutamente legato al caso o alla fortuna. Dietro una foto, che in maniera immediata comunica un preciso messaggio e resta soprattutto impressa nelle menti delle persone, si celano ore di lavoro certosino, attenta ricerca di materiali, preparazione dell’ambientazione, arrangiamento delle luci e tanta pazienza. Il Food Stylist fa proprio questo e per coglierne meglio il senso, mi sono fatto raccontare un po’ di curiosità da un esperto del settore.

 

padIl suo nome è Mauro Padula, classe 1983, marchigiano DOC, laurea in Scienze e Tecnologie della Comunicazione alla Sapienza di Roma e master in Fashion Styling all’Istituto Marangoni di Milano. Grazie alle competenze acquisite e alla passione per la fotografia, ha maturato numerose esperienze nel campo della moda e del Food Styling, collaborando con diverse riviste specializzate e brand di prestigio come Giallo Zafferano, Kraft Philadelphia, Knorr, birra Moretti, Ferrero e Barilla.
12804506_10207584242700277_2010885946_nIn Italia non esiste una vera e propria scuola per imparare il mestiere del Food Stylist: l’unico modo è quello di farsi le ossa sul set, ops sul campo. «Lo Stylist – afferma Mauro Padula – deve essere molto attento agli stimoli culturali che lo circondano per saperne cogliere l’essenza. Un percorso di studi nel campo dell’arte o delle scienze umane sicuramente aiuta ma anche conoscere le tecniche base di cucina (non necessariamente bisogna essere chef) e avere un occhio fotografico, gioca la sua parte».
libro_pronto_favolaE infatti Mauro ha imparato da sua nonna, fin da piccolo, i rudimenti necessari per preparare il pan di Spagna. «Soprattutto la pasticceria è per me una grande passione: studiando e aggiornandomi ho cercato di trasformare un hobby in una professione». E a questo proposito non si può non citare il suo ultimo libro di ricette per bambini, “Pronto in Favola. Polli mannari, panzerotti volanti e altre ricette per cucinare felici e contenti”, scritto in collaborazione con il Food Blogger Pasquale di Bari, in cui propone 50 ricette sane, gustose e golosissime per piccini (ma anche per i più grandetti).

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Per quanto riguarda le tendenze mondiali del Food Styling, le principali innovazioni provengono dall’estero, così come le fonti di ispirazione, quale è appunto l’australiana Donna Hay, Leader mondiale nel campo dell’editoria food e particolarmente attenta all’estetica del prodotto fornito.
4Molto importanti risultano essere i materiali utilizzati per allestire i set e quelli impiegati per comporre le creazioni immortalate.
«In questo periodo va molto di moda usare come sfondo assi di legno consumate e colorate in vario modo anche se a me, personalmente, piacciono molto gli sfondi in marmo o quelli più materici, come il cemento.
In linea di massima preferisco uno stile sobrio, salvo richieste esplicite, in quanto il piatto deve essere in grado di comunicare da solo, senza troppe sovrastrutture».

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Ma, domandona: il cibo fotografato è vero oppure finto?
«Per rispondere bisogna distinguere tra fotografia pubblicitaria e fotografia editoriale: nel primo caso è evidentemente tutto molto finto o almeno controllato per esaltare il prodotto. Nel secondo, invece, deve essere tutto il più possibile verosimile, senza comunque trascurare l’estetica. Alcune curiosità: il pollo, da manuale, dovrebbe essere fotografato quasi crudo, cosparso di miscele coloranti per simularne la doratura.
Per i gelati è necessario utilizzare un composto grasso mescolato con zucchero a velo: sfido a fotografare un cono naturale a luglio! Per simulare schiume, tipo quella del cappuccino, io di solito uso il latte mescolato con un sapone trasparente per l’igiene intima: in questo modo l’effetto è più lungo e si ha più tempo per realizzare la foto. In ogni caso le tendenze in campo food sono rivolte a un’estetica molto più verosimile rispetto a quanto non fosse in passato, quindi il look vincente è quello che esalta la naturalezza del cibo, a volte esasperando il difetto e non nascondendolo, come nel caso della crema che cola o della mollica sul tavolo».

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Se volete sapere di più su Mauro Padula e sulle cose buone che prepara e fotografa, lo potete seguire su facebook e su Instagram, mentre sul blog www.quandopasta.it sperimenta divertentissime e originali ricette 😀 keep in touch and #foodStyle 🙂

P.s. Tutte le foto di questo articolo sono di Mauro Padula
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