Mood&People

I piaceri della tavola tra Foodporn e Foodesign

4 Marzo 2016
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Ph. Mauro Padula

Il significato del Foodporn e il buon cibo

C’è una particolarità degli italiani che forse più di altre colpisce gli stranieri. Ha a che fare col piacere e con gli aspetti più goderecci della vita. Avete capito di cosa sto parlando? Non starete mica pensando al sesso???…fuochino…

E’ in realtà un’altra la caratteristica che solitamente suscita grande curiosità.

Mi riferisco al fatto che gli italiani, di qualsiasi regione, quando sono seduti a tavola, tra una forchettata e l’altra, non fanno altro che parlare di cibo, o meglio di buon cibo!

Eh si, perché nutrirsi per noi non è solamente una questione fisiologica. No, niente affatto! E’ una vera e propria predisposizione mentale, un retaggio culturale, un tratto identitario.

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Ph. Mauro Padula

Sarà per via del fatto che la Dieta mediterranea, in quanto stile di vita, è stata nel 2010 riconosciuta Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO, oppure perché sempre l’UNESCO nel 2015 ha incoronato Parma “Città creativa della gastronomia”, o forse dipenderà dall’eco mediatica di EXPO che ha fatto di Milano l’ombelico del mondo per l’alimentazione, ma il cibo e tutto ciò che gli gravita attorno, insiste nel rimanere trend topic.

È una tendenza che trova conferma, oltretutto, nell’esplosione dirompente di programmi televisivi che trattano temi di cucina, dai reality show ai talent competitivi per chef improvvisati, e nella crescente diffusione di riviste specializzate e blog culinari.

Tuttavia è facile intuire come tra cibo e sesso esista un rapporto molto stretto, fatto di seduzione, sguardi ammiccanti e giochi erotici.

Il fil rouge che li tiene uniti è proprio il piacere, come pure si evince da Love Cooking. Ricette per accendere la passione (Degli Esposti Merli, Mazzola, Roberti, 2012), un vero e proprio ricettario dell’eros e allo stesso tempo una guida alla scoperta dei reconditi messaggi subliminali connessi ai piatti e alla loro preparazione.

A evidenziare e in un certo senso rendere accessibile a tutti la “pornografia del cibo”, sdoganandola voyeristicamente, ci hanno comunque pensato i social.

Avete presente quella marea di gente che ogni santo giorno, da tutti gli angoli del Globo, posta su Instagram, Facebook, Twitter e Pinterest immagini di magnifiche colazioni allestite su scenari da sogno, pranzetti succulenti, dolcetti sfiziosi e perfino junk food?

Ebbene, non avrete potuto non notare che, in calce alle didascalie, compare un hashtag ricorrente: #foodporn.

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Ph. @ch_ecco

A dispetto di un recente studio pubblicato sulla rivista specializzata “Brain and Cognition”  e ripresa da Repubblica.it che, esaminando l’interrelazione tra alimentazione e social media rintraccia nel #foodporn evidenti pericoli dovuti allo stimolo indotto a consumare cibo anche quando si è sazi, è lapalissiano che il fenomeno abbia ormai una sua storicità.

L’utilizzo del termine Food Porn si deve alla scrittrice Rosalind Coward che, nel 1984, lo introdusse all’interno del suo libro Female Desire-Women’s. Sexuality today in cui, considerando il rapporto tra cibo e sesso, attribuì importanza preminente alla presentazione dei piatti piuttosto che al loro contenuto e agli ingredienti utilizzati, paragonando la pornografia del cibo al piacere sessuale.

Se provate a digitare #foodporn su Instagram, sapete quanti contenuti saltano fuori? Ad oggi, più di 83 milioni! Si, avete letto bene: Milioni! Mica Pizza&Fichi (per rimanere in tema).

E a spulciare bene le immagini postate salta subito all’occhio come alcune di esse siano l’esito dell’improvvisazione, frutto di quel carpe diem pronunciato un attimo prima di sbranare il piatto.

Ma altre, tante altre, sono il risultato di una composizione, il più delle volte voluta e ricercata. Si può parlare in questi casi di operazioni di Food Design.

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Ph. @ch_ecco

In linea col proverbiale detto secondo cui “anche l’occhio vuole la sua parte”, il Food Design, fenomeno ormai in voga da decenni, risponde proprio all’esigenza di coniugare l’arte, e in particolare il design, al cibo, per renderlo, sotto l’aspetto visivo, maggiormente accattivante.

Sicuramente anche in funzione dei mutamenti negli stili di vita e di quelli alimentari, l’estetica del cibo scavalca a piè pari tutte le fasi intermedie che mettono in contatto il produttore e il consumatore. Ciò che rileva, in questa nuova relazione, è l’effetto finale, la capacità di catturare e colpire.

A riprova dell’irrefrenabile successo che questa tendenza sta acquisendo nella nostra community di consumatori post-moderni, si conferma l’avanzata di una nuova professione, quella del Food Stylist. Ciononostante verrebbe il timore di pensare che forse il gusto stia lentamente passando in secondo piano per lasciare spazio ai piaceri della vista.

In realtà, e per fortuna, non è così e me lo sono fatto spiegare bene da un professionista del settore, Mauro Padula, un Food Stylist d’eccellenza, il quale mi ha permesso di ricomporre i tasselli del puzzle che disegnano il rapporto tra palato e vista. Nel prossimo articolo vi racconterò un po’ di curiosità che mi ha rivelato! (Qua per leggere l’articolo).

Intanto “gustatevi” queste immagini, nel frattempo 😉 Keep in touch & #foodporn 😉

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Ph. Mauro Padula

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Ph. Mauro Padula

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Ph. Mauro Padula

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Ph. Mauro Padula

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Ph. Mauro Padula

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